Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

A tu per tu con Gigi Gherzi e con il suo “Sogno della Gioventù”

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Gigi Gherzi è un attore e un autore teatrale, che parlandoci brevemente della sua carriera ci illustra da vicino il suo ultimo spettacolo “Il Sogno della Gioventù”…

Ciao Gigi, partiamo subito dal tuo ultimo spettacolo, “Il Sogno della Gioventù”, scritto e interpretato da te. Parlami del testo e del tuo personaggio.

“Il sogno della gioventù” è uno spettacolo di sperimentazione drammaturgica. Non esiste un testo fisso, ma un archivio di testi, circa centosessanta pagine. Questa insieme di testi ha dato vita a quaranta possibili scene, per un totale di nove ore di spettacolo. Ma lo spettacolo che si vede ogni sera dura un’ora e mezza, è composto solo da sette dei quaranta testi possibili. A decidere è il coro che, ogni sera diverso, mi accompagna nello spettacolo. Un coro composto dalle duecento persone con cui io e Silvia Baldini, la regista dello spettacolo, abbiamo discusso, lavorato, e a cui abbiamo posto domande sul tema della gioventù. Loro scelgono, ogni sera, cosa verrà portato al pubblico. E oltre a scegliere i miei testi, portano in scena un loro testo collettivo, sempre sul tema della gioventù.

Il mio personaggio? E’ un archivista di storie, d’immagini, di articoli di giornale, libri, canzoni, fotografie, che riguardano “la gioventù”.Un’archivista che ha scritto molto su ul tema della gioventù. E che ha bisogno che il suo archivio viva ogni sera in rapporto con il pubblico e con le storie portate in scena da quel coro di persone con cui ha lavorato prima.

Gigi_Gherzi_Corriere_dello_SpettacoloD’altra parte ho letto che per te autore e attore non sono poi così diversi, perché l’attore è anche autore…

Non è una regola assoluta, nella mia storia sì, attore e autore non sono così diversi, perché io mi sono sempre scritto i testi che ho interpretato e a volte diretto. Ma non sono il solo! l’Italia è patria dell’attore autore: Dario Fo, Edoardo, Marco Paolini, Ascanio Celestini… sono tutti attori autori. Sarà che l’attore-autore è un po’ nel Dna della nostra tradizione teatrale, che siamo figli dei Comici e dell’Arte, e di un teatro plebeo e popolare, dove la rigorosa distinzione di ruoli tra attore drammaturgo e regista non esisteva…

Hai iniziato la tua carriera come attore o come drammaturgo?

Ho cominciato la mia carriera come attore, poi, quando ho fondato il mio primo gruppo teatrale, mi sono preso la responsabilità della regia, poi ho cominciato a scrivere i testi che portavo in scena. E’ stata una gavetta, una scuola pratica, un modo di avvicinarsi sempre più in profondità sia al lavoro dell’attore, sia a quello del drammaturgo.

Qual è il personaggio che hai interpretato nella tua carriera che ti è rimasto più impresso?

Sono molto legato al personaggio di un bambino, poi adolescente, poi ragazzo, che passa molto tempo a guardare i quadri, seguendo le orme prima di un padre, appassionato d’arte, poi di un maestro di scrittura e di critica d’arte, che è Giovanni Testori. Un personaggio nato per uno spettacolo nato, voluto e prodotto dal Teatro Franco Parenti, per la bellissima regia di Maurizio Schmidt.

Foto Pietro Baroni
“Il Sogno della Gioventù”, Foto Pietro Baroni

Come vedi in questo momento il teatro in Italia?

Bello ed eroico lo vedo, spesso, nella sua ostinazione a voler continuare a lavorare a produrre, in un contesto difficilissimo. E contemporaneamente lo vedo minacciato, dalle burocrazie, dalle leggi che non ne capiscono la natura, da chi vorrebbe imporre al pubblico spettacoli solo commerciali, credendo che il pubblico sia un pubblico bambino, un po’ sciocco, mentre il pubblico riserva sempre bellissime sorprese.

Progetti futuri?

Far vivere tanto il “Sogno della Gioventù” che sono stati due anni di lavoro matto e disperatissimo per prepararlo, poi voglio parlare nei prossimi spettacoli di cose apparentemente così diverse, in uno parlerò del giovane Goethe e del tema della vocazione artistica, ieri e oggi, in un altro di Luciano Bianciardi, della sua “Vita agra”, in una Milano degli anni 50 che però in tante cose mi ricorda quello che siamo oggi, infine c’è un progetto difficile e arduo sul confederalismo democratico in Kurdistan. Mondi diversissimi, ma una sola grande passione: interrogare la realtà, sapendo che è in quella domanda che nasce la poesia.

Stefano Duranti Poccetti

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