La lunga e bizzarra convivenza tra un ex attore ed un barbiere tra ricordi del passato e timori per il futuro nella Beckettiana commedia “QUEI DUE”

Data:

Al Teatro Quirino di Roma fino al 19 marzo 2017

Bisogna sempre essere pronti a parare i colpi e le sventure della vita, come la perdita del lavoro, riciclandosi con una nuova occupazione e magari con la scoperta di cambiamenti caratteriali e tendenze sessuali nascoste, che prima non erano state considerate. Ciò è quello che ci vuole dire ponderatamente il commediografo albionico Charles Dyer che ambienta il suo lavoro “QUEI DUE” nella Londra degli anni sessanta in cui la “premier” M. Tatcher chiudeva le miniere e gli operai dovevano inventarsi un impiego, magari cabaret e bordelli maschili che hanno avuto successo nel cinema. Charlie è un attore in crisi, senza più una scrittura e che ha inutilmente fatto la pubblicità degli impermeabili “STAGNO”, separato dalla moglie per cui usa volgari epiteti con una figlia che attende da tempo di vedere, che s’è messo a fare l’artigiano come barbiere insieme ad Henry, vivendo in un sottoscala in cui c’è pure la bottega poco frequentata. Charlie è un amaro e cinico Massimo Dapporto, disilluso come artista e marito, che ha capito le sue inclinazioni naturali, sfogandole in un locale notturno per cui sta per essere processato per atti osceni in luogo pubblico, che non sa però come comunicarlo all’anziana madre e pensa di usare il termine “gay” per guadagnare tempo, con l’impresa ardua della genitrice d’afferrare il suo senso; T. Solenghi, che ogni anno è il conduttore dei premi per il teatro, è al contrario effeminato e narcisista,calvo per cui porta un turbante bianco, amando essere ironico e sarcastico con le sue movenze, circuire con dialoghi sensuali e premure apprensive, patetiche sofferenze, dolcezze femminili il compagno con cui altre volte si macina in bisticci. Henry ricorre a recuperi affettivi, bevute solitarie con bottiglie di gin, quando Charlie vorrebbe andarsene per due anni di libertà con la valigia pronta. Il rischio è tuttavia la reciproca solitudine, l’isolamento e la paura dell’ex attore di non farcela ad essere autosufficiente in quanto l’amico svolge pure le mansioni domestiche, come il bucato, per lui e la mamma che vive al piano di sopra; è più facile arrendersi all’amore omosessuale, ancora condannato in Inghilterra negli anni sessanta,sperando che i giudici vogliono concedere loro l’adozione di un bambino, nella misura che con l’evoluzione della mentalità e ricerca scientifica e l’eliminazione di tanti pregiudizi e preconcetti sociali hanno deciso ora i giudici di Trento e Firenze. Lo scenario del sottoscala riduttivo di un vero “saloon” o negozio di barbiere è di Massimo Bellando Randone e di due attori sono strepitosi comici specie Solenghi con il parrucchino e tante svenevolezze seducenti. Le repliche si protrarranno fino a domenica 19 marzo.

Susanna Donatelli

Angelo Tumminelli per Star Dust Show Productions
MASSIMO DAPPORTO   TULLIO SOLENGHI
QUEI DUE
Staircase – Il sottoscala
di Charles Dyer
regia ROBERTO VALERIO
adattamento Massimo Dapporto
scene Massimo Bellando Randone
costumi Moris Verdiani
musiche Brentmont

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