Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

La condanna della lussuria e della corrotta immoralità della società aristocratica del settecento ne “IL DIVORZIO” di V. Alfieri

Data:

Al Teatro Palladiun di Roma, fino al 22 aprile 2017

L’epoca dei lumi non fu solo culturalmente positiva per lo sviluppo del progresso scientifico ed intellettuale su basi critiche e sperimentate, ma pure politicamente per la nascita della democrazia parlamentare Inglese con le teorie di Locke e Hume, civilmente per la divisione dei poteri di Montesqueu e l’origine della enciclopedia istruttiva delle masse con i gazzettini informativi,come quelli di Venezia e Mantova. Antiteticamente mancò la riforma dei costumi della classe aristocratica, chiusa a riccio nella difesa dei propri privilegi e vizi, tanto che Parini la censurò sarcasticamente nel poema: “IL GIORNO” e l’Astigiano V. Alfieri nel “IL DIVORZIO”, dopo aver vituperato lo stato caserma di Federico 1° di Prussia ed aver disprezzato il vil secolo fuggendo ramingo, con animo inquieto e depresso nella foresta nera con l’unico conforto della verde e solitaria natura. Merito perciò dell’università Roma tre con il suo teatro Palladium e del regista Beppe Navello ed aver voluto rappresentare ed ospitare con il Teatro di Roma l’ultima commedia del cavaliere della città delle Langhe e del Monferrato, appunto IL DIVORZIO che interpretata ossimoricamente,secondo il principio Goldoniano “dell’Utile Dulci”, da una formazione giovanile prodotta dalla fondazione teatro Piemonte Europa, per parodiare i vezzi, le smancerie e l’arroganza saccente ed ipocrita della nobile società del tempo. Punto di forza dell’operazione realistica è d’aver voluto fissare come in una cornice dorata gli intrighi che avvengono nelle due case CHERISOLDA e BENINTENDI per fissare contrattualmente le clausole del matrimonio della giovane: “sguaiatella” Lucrezina, ben assecondata nei suoi desideri dal tartufesco precettore TRAMEZZINO, con un giovane sciocco ed ingenuo di discreta famiglia borghese, che rischia d’essere gabbato prima di ricevere un impietoso ma sincero rifiuto. Insomma è l’inizio della scesa nel civile consorzio umano della classe di mezzo, che viene rappresentata in questi giorni anche al TEATRO GASSMAN–QUIRINO con IL BORGHESE GENTILUOMO.La scena viene resa  con leggerezza e varietà linguistica, verve ritmica e forte ironia che ne fanno quasi un quadro oleografico dalla serrata interazione dinamica della vulcanica compagnia, che per accrescere l’icastica e ridicola situazione d’affettazione retorica nella corsa sfrenata e venale dei singoli personaggi ai propri interessi, mal celati da illusori sentimenti, non risparmia freschezza d’energia e salaci battute, sorprendenti trovate e pettegoli chiacchiericci, con la risibile ritrattistica di alcune figure come il vecchio e malandato Fabrizio Stomaconi, cui si ricorre strategicamente per un matrimonio di comodo ed opportunistico tornaconto quando quello vero va in fumo e bisogna coprire il galeotto e sessuale comportamento ingannevole e poco decoroso della fanciulla. Naturalmente il connubio alla distanza sembra destinato a non reggere, gli infingimenti verranno smascherati ed un’inesorabile condanna, uguale a quella dantesca infernale su certi tipi del basso medioevo,cadrà sulla lussuriosa ed avida aristocrazia Italiana,meritevole secondo l’autore solo di fischi, considerata con sdegno obbrobrio di tutta l’Europa ed apportabile a quelle fustigate classicamente da Plauto, Aristofane e Menandro. Alfieri vede i nobili nell’ultima scena ideata dal regista con le musiche ispirate allo stato d’animo laico e razionale di quel tempo del maestro Germano Mazzocchetti come tanti maiali con le metaforiche maschere che riportano l’allegra combriccola al “porcile di Pasolini”, dopo le sofisticate e goffe impalcature sardoniche dei cappelli da comiche gran dame a foggia di torte e velieri.Si replica al teatro PALLADIUM ROMA TRE della garbatella fino al 22/04. Peccato che sia stato realizzato unicamente per solo cinque giorni.

Susanna Donatelli

IL DIVORZIO
di Vittorio Alfieri
regia Beppe Navello
con Stefano Moretti, Marcella Favilla, Daria-Pascal Attolini, Riccardo De Leo, Alessandro Meringolo, Riccardo Ripani, Diego Casalis, Giuseppe Nitti, Fabrizio Martorelli, Vincenzo Paterna,
Roberto Carrubba, Alberto Onofrietti
scene  Francesco Fassone
costumi  Barbara Tomada
musiche  Germano Mazzocchetti
luci  Mauro Panizza
produzione: Fondazione Teatro Piemonte Europa
la presenza al Teatro Palladium è attuata in collaborazione con il Teatro di Roma

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