Come d’Arte – VII edizione del Festival Internazionale di Commedia dell’Arte a Roma dall’8 al 17 settembre

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A Roma dall’8 al 17 settembre 2017

Si è conclusa domenica 17 settembre la VII edizione del Festival Internazionale di Commedia dell’ArteCome d’Arte. Ideato nel 2014 da quattro compagnia di Commedia dell’Arte, La Bottega dei Comici, Ygramul Teatro, Circomare Teatro e Tradirefare Teatro, sotto la direzione artistica di Vania Castelfranchi e Gabriele Guarino, ha inaugurato la sua prima edizione settembrina, della durata di 10 giorni.

Il convegno dell’8 settembre ha presentato la nuova edizione con i ragazzi del CTA (Centro Teatro Ateneo) dell’università La Sapienza e con Patrizia La Fonte, presidente dell’associazione MTM ( Mimo Teatro Movimento) Lydia Biondi.

Un momento per ricordare come la Commedia dell’Arte faccia da madre al teatro italiano e come abbia formato per anni gli attori nostrani e non solo. I ragazzi del CTA hanno raccontato come stanno lavorando per riattivare il teatro dell’Ateneo. Mentre Patrizia La Fonte ha ricordato la grande figura di Lydia Biondi, a cui è stata dedicata l’edizione del Festival. La prima regista a riportare la Commedia dell’Arte a Roma è sempre stata vicina alla rete di Come d’Arte e dopo la sua assenza l’associazione continua a mostrare il proprio appoggio. Inoltre è stato presentato il bando di concorso per giovani attori dedicato a Lydia Biondi.

La serata poi ha visto in scena Cyrano de Bergerac di Gabriele Tacchi, Ygramul e Co.medy, un riadattamento in maschera dell’opera di Edmond Rostand. Sabato è stata la volta del Don Giovanni e le maschere dell’amore di Gabriele Guarino, la Bottega dei Comici, domenica abbiamo visto La seconda unità d’Italia di Mario Umberto Carosi, Circomare Teatro, lunedì Scapin. Il servo nuovo di Federico Moschetti, Tradirefare Teatro, martedì L’amore è un’altra cosa di Paula Noelia Cianfagna, la Bottega del Buonumore, mercoledì L’improvviso imprevisto di Claudio De Maglio per la Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, giovedì La grande fuga di Selene Framarin, venerdì Bestiaire, Giangurgolo, principe di Danimarca di Max Mazzotta, Libero Teatro, sabato Il bastimento a tre piani di Alberto Ferrata con la compagnia internazionale Iustumo e domenica lo spettacolo improvvisato dagli attori delle differenti compagnie.

Ogni spettacolo è stato preceduto dalle performance, cadenzate per giorno, di Monsieur David, Mauriszio Castè e Simona Sanzò, Alessandro Conte, Luca Lollobrigida, Elisa Spanò e Raquel Subirana.

L’improvviso imprevisto di Claudio De Maglio

La Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe ha portato in scena il saggio dei ragazzi di secondo anno in Commedia dell’Arte L’improvviso imprevisto di Claudio De Maglio.

Il canovaccio è stato scritto sulla base di fatti di cronaca del nostro periodo storico. Una nave di extracomunitari – interpretati da Zanni e Pulcinella – è giunta a Trieste (patria di Pantalone) condotta da un Capitano spagnolo. Intanto Pantalone, dopo aver sognato il matrimonio della figlia con il Dottore, chiede a quest’ultimo di prenderla in moglie e in cambio avere i permessi per ampliare il porto. La giovane figlia di Pantaloneè innamorata del figlio del dottore, dando vita all’intreccio che permette alla trama di svilupparsi e trovare il suo lieto fine, grazie all’aiuto della servetta e di Arlecchino.

Si aggiunge il personaggio di una matrona che vuole costruire un mondo felice: ecologico e autodeterminato. Quando tutto sembra perso ecco che emerge dal mare un’isola dove tutti hanno la possibilità di riabilitare i propri ruoli, eliminando le mire egoistiche per creare una comunità propositiva.

Gli attori hanno mantenuto un’ottima aderenza alla tradizione, interpretando ognuno il proprio dialetto guida (triestino, bolognese, siciliano e albenese), muovendosi all’interno di una regia semplice ed estremamente diretta. Nei loro costumi di scena non hanno avuto bisogno di grandi attrezzature sceniche, con la parola e il movimento scenico hanno saputo ricreare un panorama chiarissimo e fortemente comunicativo.

Giangurgolo, principe di Danimarca di Max Mazzotta

La compagnia teatrale calabrese Libero Teatro, con la regia di Max Mazzotta ha ridato lustro alla storica maschera di Giangurgolo, rivisitando l’opera shakespeariana di Amleto.

In chiave comica e in dialetto calabrese un Amleto strafottente e confuso, nelle vesti del capitano Giangurgolo incontra lo spirito del padre e accetta la missione di vendicarne la morte. Con l’aiuto del consigliere Orazio complotta il piano, ma resta da capire se ciò che dice il fantasma sia vero, dato che nella vita è sempre stato un “pallone”, uno che distorceva la realtà raccontandola a suo modo.

Ofelia è una ragazza viziata a piagnucolona, con una veste lunga e il viso bianco da innamorata, che esaspera ogni situazione creando un melodramma grottesco. Nel mentre il padre di lei, Polonio – Dottore e il re Claudio – Pantalone cercano di indagare la pazzia di Amleto e portare a compimento le nozze tra il principe di Danimarca e Ofelia.

COme d'arte 2Di grande spessore sono i servitori, che vedono per primi l’incarnazione del defunto e diventano braccia involontarie dei piani di Pantalone.

Senza maschera fisica costruiscono i propri personaggi modellandosi con una voce nasale l’uno e una in falsetto l’altra, alle quali seguono due posture allampanate e svuotate di ingegno.

L’utilizzo della scenografia è anche qui essenziale, come chiede lo stilema; sono presenti quattro porte che assumono il valore di personaggi. Le porte sono utilizzate per entrare e uscire, per nascondere ciò che succede dietro e per i cambi di spazio. Infatti i personaggi entrano in nuove situazioni prendendo fisicamente le porte e spostandole nello spazio, canticchiando un motivetto. Secondo questa logica ci è permesso di rivedere la stessa scena da una doppia prospettiva, ciò che accade nella stanza di Pantalone è poi ripetuto con le porte in proscenio, per mostrare Giangurgolo fuori la stanza.

Divertentissima è stata la rappresentazione metateatrale dei servi con Giangurgolo come regista, per smascherare Pantalone. Una scena costruita con gag clownesche ripetitive che si impongono come tormentone per il pubblico, mostrando il lato grottesco dell’ingenuità umana.

Infine Amleto – Giangurgolo muore per un errore, interpretando suo padre nella messa in scena, accidentalmente viene avvelenato dalla stessa medicina e morendo grida a Orazio di raccontare una “palla” per non essere ricordato come un “cazzone”.

La commedia riesce a ironizzare il dramma shakespeariano, ricordandoci di come il racconto della verità può tradirla e i grandi modelli che seguiamo hanno dietro grandi valori, ma non sempre grandi uomini.

La Commedia dell’Arte “è la mamma del nostro teatro. Anche se le maschere possono sembrare delle costrizioni per l’attore, in realtà lo liberano” ha dichiarato il regista Max Mazzotta.

Il bastimento a tre piani di Alberto Ferrata con la compagnia internazionale Iustumo

Alberto Ferrara, nei diversi corsi condotti in Europa ha riunito un gruppo di ragazzi, realizzando con loro un’opera tratta da Italo Calvino, ognuno con la propria lingua.

Il bastimento a tre piani mette in scena l’opera di Italo Calvino con attori provenienti da diverse parte d’Europa, dove ognuno parla la propria lingua.

Grazie al linguaggio corporeo, ai momenti musicali e all’energia che si crea sul palco tra gli attori, questa babele prende forma e si definisce al pubblico. Seppure ci sono parti poco chiare si segue bene la vicenda del principe che salva la principessa, affrontando le tre prove della strega e mostrando il suo coraggio.

Riuscite benissimo le figure corporee di gruppo, come il topo, le formiche e l’avvoltoio e di grande impatto emotivo è il viaggio in mare dove una tavola diventa una barca e gli attori che si innalzano da terra sono le onde.

Un tronco per essere il cavallo, e i versi onomatopeici rimandano alle figure fantastiche ricostruite. Alberto Ferraro ha preso la lezione di Jerzy Grotowski, imitando il teatro povero, unendola al linguaggio universale della maschera, creando un teatro-esperienza di dialogo tra culture diverse. Il teatro propone un nuovo modo di comunicare, oltre la parola, valicando i confini sociali tra attori sul palco e con gli spettatori, a cui viene chiesto di emozionarsi più che di capire il testo.

Federica Guzzon

COME D’ARTE – FESTIVAL internazionale DI COMMEDIA DELL’ARTE
Direttori Artistici: Vania Castelfranchi e Gabriele Guarino
Compagnie organizzatrici: La Bottega dei Comici, Ygramul Teatro, Circomare Teatro e Tradirefare Teatro
Da venerdì 8 a domenica 17 settembre 2017
Dalle ore 10:00 alle ore 24:00
Al Nuovo Teatro San Paolo, via di San Paolo 12, Roma

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