Il “Platonov” del Mulino di Amleto: quando uno spettacolo diventa occasione di ricerca condivisa

Data:

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Sala Bartoli. Dal 26 al 31 marzo 2019

Un testo scritto dal giovane Anton Cechov e da lui rimaneggiato più volte, postuma scoperta priva di titolo, dev’essere stata una bella provocazione per una compagnia teatrale come Il Mulino di Amleto, dichiaratamente convinta che sia “l’arte” ciò che “ci aiuta a essere umani”.

Bicchieri, bottiglie, vetrate. Sono gli elementi che dominano la scena e che, costantemente maneggiati riflettono la luce e al tempo stesso contengono un liquido, trasparente come l’acqua: la vodka che qui scorre in un incessante movimento: versata, bevuta, spruzzata ovunque, impiegata come mezzo per tentare di cogliere una parvenza di felicità o per usare mortifera violenza.

Ogni personaggio chiede agli altri e al pubblico complicità o comprensione smorzando così in modo lieve ma sostanziale la separazione canonica tra platea e palcoscenico, che diventa anch’essa fluida, come il distillato tradizionale russo offerto al pubblico prima dell’inizio, mentre entra nella raccolta Sala Bartoli, il ridotto del Politeama Rossetti.

I cristalli raccolgono e separano, metafora di schermi distorcenti la percezione dell’altro.

Allo stesso modo i personaggi si avvicinano e allontanano. Si comprendono poco, cogliendo dell’altro solo qualche frammento, malamente ricomposto attraverso la lente scheggiata e sporca della propria visione del mondo e dell’umanità, incrostata di speranze andate deluse, illusioni dissolte o utopie impossibili.

Tutti vagano, smarriti  in un labirinto di specchi deformanti le immagini che riflettono, si incontrano per brevi attimi di verità, vissuti inconsapevolmente e a lungo rimpianti. Fanno festa senza divertirsi, parlano senza essere realmente ascoltati, soffrono solitari nella moltitudine, colpiti dall’incomprensione altrui alla quale reagiscono con rabbia senza provare rancore, ma non trovando neppure conforto.

Qualcuno cade tramortito per rialzarsi come se niente fosse avvenuto. Qualcun altro filma i dettagli di ciò che avviene, perdendo di vista il quadro generale. C’è chi è roso dall’invidia e desidera rivalersi sugli altri, ma lo fa senza troppa convinzione, in modo scomposto, goffo.

Nessuno riesce a vincere l’isolamento e  il vetro continua a creare distanza, a separare anche quando si è uno accanto all’altro.

Ci si tocca senza raggiungersi in un ritmo vorticoso e serrato, danza disperata, priva di vie d’uscita che siano qualcosa di meglio o di più rispetto al semplice “continuare a vivere”, consapevoli di quanto la felicità sia irraggiungibile, semplicemente perché sempre altrove.

Alla fine si spara. Si uccide. La vittima sembra essere un personaggio ideale, presente in nuce nell’opera e che il drammaturgo svilupperà in seguito.

La disperazione si mescola con una grazia apparente, effimera come un sorriso di cui si coglie la luce quando ormai si è spento, urlata mentre annega nell’alcol nella sostanziale indifferenza di tutti.

La felicità è qualcosa che non possiamo vivere, ci dice Cechov ma riconoscerne l’esistenza può aiutare. Forse.

In tutto questo generale senso di fallimento si presenta sottile un paradosso che si rende evidente e si realizza grazie alla Compagnia tutta, un assieme corale dotato di un equilibrio straordinario; gli attori mettono in scena, grazie a una passione sincera e guidati da un’interpretazione altamente poetica, l’immarcescibile Speranza nel momento stesso in cui essa, attraverso il testo, viene in qualche modo negata.

Paola Pini

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Sala Bartoli
dal 26 al 31 marzo 2019
Platonov
Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove
da Anton Cechov
uno spettacolo di Il Mulino di Amleto
regia Marco Lorenzi
riscrittura Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo
con Michele Sinisi
e con Stefano Braschi, Roberta Calia, Yuri D’Agostino, Barbara Mazzi,
Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Angelo Maria Tronca
Foto di Manuela Giusto
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, TPE – Teatro Piemonte Europa,
Festival delle Colline Torinesi – Torino Creazione Contemporanea
con il sostegno di La Corte Ospitale- Progetto Residenziale 2018
in collaborazione con Viartisti per la residenza al Parco Culturale Le Serre
si ringrazia lo sponsor Antica Distilleria Quaglia

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