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George Benson: un grande ritorno a UJ

Data:

Umbria Jazz, Perugia. Lunedì 15 luglio 2019

Non tornava a Umbria Jazz da ben dieci anni (edizione 2009, concerto/tributo a Nat King Cole) George Benson, ma si è fatto perdonare con gli interessi per la lunga attesa, riportando l’estate tra l’infreddolito pubblico dell’Arena Santa Giuliana in una serata a dir poco novembrina.

Classe – da vendere – 1943, il chitarrista e cantante George Benson è uno dei più grandi ambasciatori viventi della black music. Partito dal jazz come talentuoso chitarrista negli anni Sessanta, passato poi per la fusion nei Settanta, è approdato infine alla scena mainstream con una decisa svolta pop e r&b che gli ha regalato il grande successo. Le tappe decisive della sua carriera, veri e propri momenti cruciali, sono probabilmente due: il passaggio alla Warner Bros con l’album Breezin’ del 1976, quasi interamente strumentale (ad eccezione della meravigliosa ballata This Masquerade, in cui Benson rivelava al mondo il suo straordinario talento vocale), ma caratterizzato da sonorità morbide, eleganti e più “facili”, e quindi in grado di far presa sul grande pubblico; il boom e la definitiva consacrazione con Give Me the Night (1980), album caratterizzato da sonorità funky e disco confezionato sotto l’egida del grande Quincy Jones, che impone al pubblico il Benson crooner, raffinato interprete di ballate amorose che non rinuncia però alla sua amata chitarra.

Il compito di rompere il ghiaccio – è proprio il caso di dirlo, viste le condizioni meteo –  in questa  quarta serata di UJ è stato affidato al funambolico pianista dominicano Michel Camilo, che in splendida solitudine ha intrattenuto per più di un’ora il pubblico con le vertiginose evoluzioni del suo pianismo latin, capace di trattare con grande personalità – e una cascata di note – celebri standard del calibro di Take Five, I Got Rhythm e Sing Sing Sing.

Poi… George Benson! Settantasei anni portati magnificamente, un artista e un uomo immune allo scorrere del tempo: stessa energia, stesso carisma e stessa voce (sia la sua che quella, inconfondibile, della sua chitarra) di sempre. Un vero professionista. Un vero grande. Quando il suo tipico scat si unisce alle note della chitarra in un amalgama perfetto, è emozione pura, e non ce n’è davvero per nessuno!

In scaletta, nonostante il contesto del Festival potesse far ipotizzare scelte differenti, in effetti c’è stato poco spazio per il jazz: dopo un inizio dedicato a brani strumentali, l’artista ha infatti privilegiato il suo lato più pop (che i detrattori chiamerebbero “commerciale”), piazzando una sequenza di canzoni infallibile, che avrà senz’altro mandato in estasi i fan del Benson cantante: Love x Love, Nothing ‘s Gonna Change My Love for You, In Your Eyes, Turn Your Love Around, Never Give Up On A Good Thing, Love Ballad. In mezzo, una bella versione di Breezin’, con la chitarra libera di dispiegare la sua voce melodiosa, la classica Feel Like Making Love, Walking To New Orleans (title track del suo nuovo album, dedicato a Chuck Berry e Fats Domino) e la deliziosa Don’t Know Why di Norah Jones, che ha visto al canto la percussionista Lilliana de los Reyes (una vocalità che non passa inosservata), accompagnata da Benson alla chitarra.

L’artista ha atteso il finale per calare l’asso, e alle prime note di Give Me the Night, con un “rompete le righe” generale, il pubblico si è fiondato ai piedi del palco: il richiamo è stato davvero irresistibile… Acclamato bis, sotto le prime gocce di pioggia, con The Greatest Love of All, canzone molto più conosciuta nella versione di Whitney Houston che in quella originaria di Benson, e chiusura con un altro classico del repertorio bensoniano: On Broadway, allungata da un bell’assolo del batterista Khari Parker.

Finito il concerto, sparita la musica e spente le luci del palco, insieme alla pioggia è tornato il freddo…

Francesco Vignaroli

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