La forza naturalistica del ritratto, la vivida luminosità del colore pittorico e la passione archeologica per la Roma antica nella grande mostra per il V secolo dalla morte di Raffaello. Più di duecento opere tra dipinti, disegni, arazzi e lettere per la creatività del sommo genio

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Se l’anno scorso avevamo celebrato i 500 anni dalla scomparsa del pittore e fisico toscano Leonardo, ricordato tra l’altro per il”cenacolo e la GIOCONDA, insieme agli schizzi ed esperimenti delle prime macchine volanti, quest’anno agli onori della cronaca sale l’Urbinate Raffaello che ebbe la fortuita coincidenza di nascere e morire, a soli 37 anni, lo stesso giorno:il 6 aprile 1483-1520,dopo una dolorosa settimana travagliata per febbri acute ed intensissime culminate in un delirante trapasso.Per rendergli un illustre e devoto omaggio epocale,le scuderie del Quirinale presiedute da Mario De Simoni e la galleria degli uffizi,a cura del sovrintendente Enrich SCHIMIDT, hanno organizzato una straordinaria ed onni comprensiva mostra memorabile, con più di 120 opere tra dipinti,disegni,arazzi e lettere autografe, realizzata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi direttore delle scuderie,cui s’aggiungono altre testimonianze artistiche del XVI secolo per un confronto a tutto vantaggio dell’eccelso marchigiano che fu per gli umanisti la base per la concretizzazione degli armonici ed aggraziati ideali del periodo.Tale esposizione,inaugurata dal presidente Mattarella il 3 marzo ed ora interrotta a causa del pericolo di contaminazione da “coronavirus” per i visitatori che avevano già acquistato oltre 80.000 biglietti on line, è prevista fino alla festa della repubblica del 2 giugno, ma forse sarà prorogata per smaltire il flusso contingentato. Il fine è rivalorizzare l’arte incommensurabile del maestro urbinate,di cui qualche tempo fa vi fu l’esposizione dei PRERAFFAELLITI alla galleria nazionale d’arte moderna, tanto da mettere in discussione il fondamentale codice artistico dell’intellettuale della signoria dei Montefeltro e della Rovere. Il piano è il punto di distinzione per eccellenza delle manifestazioni indette dal comitato scientifico presieduto dal prof. Antonio Paolucci, ex direttore degli uffizi e dei musei vaticani, avendo ricevuto pure l’appoggio di numerose istituzioni, quali la galleria borghese, il parco archeologico del Colosseo ed i musei pontifici. I capolavori dunque provengono dalle principali collezioni nazionali ed internazionali, che sarebbe troppo lungo citare analiticamente, mentre il percorso visivo è stato predisposto in flash-back, perché la sua massima attività avvenne a ROMA per committenza dei due papi Giulio II DELLA ROVERE e LEONE X, rappresentati a tutto tondo nella prima sala, la più sfarzosa e coinvolgente a partire dal gigantesco cenotafio al Pantheon sormontato dalla MADONNA DEL SASSO con il simbolico ”treno” essenziale”ILLE,HICEST. RAPHEL “TIMUIT QUO SOSPITE VINCI RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI.IL LEONE X è stato restaurato con un faticoso lavoro di pulitura del colore e della luce dall’opificio delle pietre dure di FIRENZE. Al primo piano vi sono pure il ritratto del Lombardo Baldassarre Castiglione e l’autoritratto con amico da LOUVRE unitamente all’epistola a Papa Leone X (ovvero GIOVANNI de’ MEDICI quello della scomunica a LUTERO) scritta negli undici finali della sua esistenza vissuta a Roma tra il 1509 ed il 1520 come massima espressione del rinascimento e responsabile della fabbrica di S. PIETRO dal 1514 prefetto dei marmi e sculture antiche ed accademico di San LUCA. Osservatore degli antichi reperti fossili ed archeologici per riportare alla luce le vestigia quiriti, dirigere il cantiere di S. Pietro ed arricchire sempre più classicamente la sua pittura,spezzandone il mancato senso delle proporzioni come sosteneva il fidosodale mantovano, fecero la sua fortuna e la lettera sulla conservazione della Roma dei Cesari e riprodotta al primo piano ed è diventata la tutela alare del ministero dei beni ambientali e culturali del collegio Romano. Al centro del salone vi è la ricostruzione della pianta di Roma antica similmente a quella posteriore del museo della civiltà romana all’EUR, che Raffaello non potè completare, costituendo tuttavia per tutti la maggiore impresa antiquaria fino al rinascimento. Sempre nella prima sala troviamo il cartone Raffaellesco preparatorio per l’arazzo ”Il sacrificio di Listra” che campeggia sullo sfondo del primo piano, dove v’è pure un filmato realizzato dall’insigne A. Paolucci sulla vita del figlio di Giovanni Santi. Nell’iter a ritroso verso il sublime avvio della carriera dell’artista scomparso in maniera imprevista in quanto del tutto prematura contempliamo al secondo piano la madonna ALBA, quella del granduca e LAPALA DI SANTA CECILIA, per passare alle donne amate da lui. ”La velata” e “La fornarina” di trastevere, Maria LUTI, l’ultima sua fiamma. Si torna poi alla ”vergine dell’impannata e della rosa”, e quella tempi, mentre tra le sculture rammentiamo il dolce e maestoso cavallo. Nella parte architettonica vale la pena citare una ricostruzione in 3D del palazzo Branconio in totale con la sua facciata,andato perduto,nonché le sue prospettive laterali era una ricca magnificenza della città nel rione borgo primavera della conciliazione.IL suo suggestivo autoritratto chiude la mostra,dove vi sono pure disegni d’abbozzi per mani, corpi e volti, poi giunti a perfezione nei disegni e per approfondire la conoscenza sul rinascimento e la sua cultura vi saranno undici incontri didascalici sui mecenati e letterati del ‘500, il lusso, i banchetti e la moda nella corte papale e tra la vanitosa pompa aristocratica.Chi riuscirà ad andare alle scuderie del QUIRINALE non solo sarà estasiato da codesta significativa ed estasiante celestiale produzione,pittorica,scultorea ed appassionata ricerca archeologica, da rischiare “la sindrome di STENDHAL, plaudendo l’intelligente e raffinata, gentile, creatività dell’homo nodius, bensì riceverà in ricordo il libretto con il dossier dello storiografo S. SETTIS” RAFFAELLO E LA SUA MODERNITA’” dalla lettera a LEONE X alla COSTITUZIONE ITALIANA.

Giancarlo Lungarini

Foto di Gianluigi Barbieri

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