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14 maggio 2000: e Giove Pluvio tuonò “Lazio”!

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Tra le tante cose di cui il coronavirus ci ha privato in questo 2020 “bisesto e funesto” c’è lo sport, e il calcio, naturalmente, non ha fatto eccezione, con sommo dispiacere di buona parte degli sportivi italiani. Per fortuna, però, che ci sono i ricordi, e che quest’anno coincide con alcuni importanti anniversari “a cifra tonda” per la Serie A che ci offrono validi pretesti per tuffarci nel passato. Cinquant’anni fa il primo, storico (e unico) Scudetto del Cagliari di Gigi Riva, vent’anni dopo il secondo trionfo del Napoli di Maradona – che abbiamo già ricordato lo scorso 29 aprile: https://www.corrieredellospettacolo.net/2020/04/28/29-aprile-1990-30-anni-fa-il-secondo-scudetto-del-napoli-di-maradona/ – e, ultimo in ordine di tempo, il palpitante secondo titolo della Lazio nel 2000, di cui ripercorreremo la storia in questo articolo.

Durante la presidenza Cragnotti, cominciata nel 1992, la Lazio si è pian piano risollevata dal periodo buio degli anni Ottanta (culminato nella retrocessione in Serie B del 1985, cui sono seguite tre stagioni di “purgatorio” prima del ritorno nella massima serie) e, grazie ad una paziente pianificazione societaria e a grossi investimenti, nella seconda metà del decennio si è stabilmente inserita nel cosiddetto gruppo delle “sette sorelle” (insieme a Juve, Milan, Inter, Roma, Fiorentina e Parma), cioè le sette Società della Serie A che all’epoca erano in grado di ambire ai titoli più importanti (altri tempi!). Con l’arrivo dell’allenatore svedese Sven-Göran Eriksson è iniziato un ciclo vincente sia in Italia che in Europa, inaugurato dalla prestigiosa accoppiata nazionale Coppa Italia e Supercoppa italiana 1998 (nello stesso anno anche la finale della Coppa UEFA, persa contro l’Inter di Ronaldo) e proseguito con la storica doppietta europea Coppa delle Coppe – tra l’altro, l’ultima edizione in assoluto prima della soppressione della competizione! – e Supercoppa UEFA (1-0 al Manchester United Campione d’Europa, rete del cileno Salas) l’anno successivo, in cui i biancocelesti hanno sfiorato anche lo Scudetto, battuti al fotofinish dal Milan di Zaccheroni.

A questo punto, per mettere il sigillo definitivo a un ciclo già comunque notevole manca solo un titolo: lo Scudetto. Il desiderio di rivalsa per la grande delusione dell’anno precedente è solo uno dei motivi per cui la Lazio è chiamata all’impresa, ma in ballo c’è di più: il campionato 1999/2000 coincide infatti con il centenario della fondazione della Società, e festeggiarlo con lo Scudetto (cosa già riuscita al Milan l’anno precedente e alla Juve nel 1997) sarebbe davvero un sogno! Proprio in vista di quest’obiettivo la Società ha lavorato alacremente negli anni precedenti, creando nel tempo un gruppo vincente e solido, una vera e propria corazzata in grado di tenere testa a qualunque avversario.

Eppure, nonostante sia reduce da una stagione sensazionale e possa contare sulla forza di motivazioni uniche, la Lazio non parte favorita: il Milan campione in carica, l’eterna Juventus e l’Inter di Ronaldo, Baggio e Vieri (quest’ultimo acquistato proprio dalla Lazio per la folle cifra di 90 miliardi di lire!) sembrano avere qualcosa di più, e anche la Roma è un’avversaria da tenere in considerazione. L’inizio del campionato sembra confermare i pronostici: a prendere le redini del comando è l’Inter, che però si sgonfia presto, cedendo il passo a Juve e Lazio, che si alternano alla testa della classifica. Al giro di boa passano per primi i bianconeri, campioni d’inverno con un punto di vantaggio sulla Lazio, poco più indietro c’è la coppia formata da Roma e Parma, poi il Milan e l’Inter, già piuttosto attardata. Il bilancio degli scontri diretti per la Lazio non è particolarmente esaltante: pari con Juve, Milan e Inter, vittorie con Fiorentina e Parma, pesante crollo nel derby (4-1 per la Roma). In compenso, però, i biancocelesti hanno fatto molti punti contro le squadre di fascia media e piccola: in una competizione lunga come il campionato, anche questa è una dote fondamentale, se si vuole puntare alla vittoria.

Nel girone di ritorno si assiste all’effimero recupero iniziale del Milan che, battendo la Lazio alla ventesima giornata, soffia il secondo posto proprio ai biancocelesti, nel frattempo scesi a -4 dalla Juventus. Ma la Lazio risponde prontamente e, complice la sconfitta del Milan nel derby contro l’Inter, si riporta a + 4 sui rossoneri, stesso distacco che la separa dalla Juve capolista. Nelle partite successive, però, la Lazio rallenta, mentre la Juve non perde un colpo, e alla ventiseiesima giornata il distacco tra le due squadre, ormai di 9 punti, sembra incolmabile. Invece, comincia qui un altro campionato, che verrà ricordato per una delle rimonte più incredibili di sempre.

E’ ancora una volta il Milan a rimescolare le carte, battendo a sorpresa la Juve (2-0, doppietta di Shevchenko) nella giornata seguente; la Lazio vince il derby di ritorno e accorcia a -6. Decisivo, poi, lo scontro diretto a Torino del turno successivo: grazie al gol di Simeone la Lazio infligge ai bianconeri la seconda sconfitta consecutiva e si porta a -3. A questo punto, con sei partite ancora da disputare, il campionato è ufficialmente riaperto. Un pari della Lazio a Firenze e una clamorosa sconfitta della Juve a Verona portano le due squadre a giocarsi il campionato all’ultima giornata con un distacco di soli due punti (Juve 71, Lazio 69). Vista la situazione, entrambe sono obbligate a vincere, ma l’impegno non pare proibitivo, considerando che le avversarie sono Perugia e Reggina, ossia due squadre che hanno già conquistato la salvezza e non hanno più alcun obiettivo da raggiungere. Al limite, volendo proprio trovare una differenza, si potrebbe considerare leggermente più semplice il compito della Lazio contro i calabresi perché potrà sfruttare il fattore campo. E proprio il campo, anche se in una maniera – diciamo così – “originale” e imprevedibile, risulterà davvero determinante per l’assegnazione dello Scudetto…

Domenica 14 maggio 2000: dopo una vigilia a dir poco agitata, tra polemiche, proteste, manifestazioni e scontri (i tifosi della Lazio hanno celebrato il “funerale del calcio italiano”, in riferimento al gol annullato dall’arbitro De Santis a Cannavaro in Juve-Parma 1-0 della giornata precedente, cioè la penultima), il campionato vive un epilogo tra i più emozionanti e surreali di sempre. La Lazio, come da pronostico, fa la sua parte battendo agevolmente la Reggina per 3-0. E a Perugia, che succede? In barba al “sacro comandamento” della simultaneità (per garantire la regolarità del campionato, nell’ultima giornata tutte le partite si devono giocare in contemporanea), il meteo ci mette lo zampino e, con un nubifragio – appunto – biblico scatenatosi durante l’intervallo, costringe l’arbitro Collina a sospendere la partita (siamo sullo 0-0), in attesa che tornino le condizioni idonee per giocare. A Roma, invece, splende il sole e, dopo un quarto d’ora di attesa nel vano tentativo di ricominciare insieme a Perugia, si decide di riprendere regolarmente la partita. La Lazio conclude così il suo campionato intorno alle 17, e intanto festeggia l’ultima partita in carriera di un grande campione: Roberto Mancini. A Perugia, nel frattempo, Collina, proprio come un rabdomante alla rovescia, sonda ripetutamente il rettangolo di gioco – usando il pallone al posto della bacchetta – in cerca di una zolla di terreno in cui non ci sia acqua: un’impresa quasi disperata! La Juve, che ha tutto da perdere (in un campo appesantito dalla pioggia e ai limiti della praticabilità, la squadra in possesso dei valori tecnici maggiori risulta senz’altro penalizzata rispetto all’altra) preme per l’annullamento e la successiva ripetizione dell’incontro, ma la volontà delle istituzioni calcistiche si muove invece in direzione opposta: nei limiti del possibile, valutando anche questioni legate alla sicurezza, il campionato deve essere portato a termine oggi. E così, dopo un’ora circa di attesa, con il cielo tornato finalmente tranquillo, Collina decide che si può continuare e fa partire il secondo tempo.

All’Olimpico i tifosi laziali, sparsi per tutto il campo dopo la pacifica invasione di fine partita, seguono l’evolversi della situazione a Perugia attaccati alle radioline, mentre giocatori e dirigenti assistono trepidanti all’epilogo del campionato dagli spogliatoi, incollati a tutti i televisori disponibili. Se la partita terminasse 0-0 le due squadre chiuderebbero a pari punti e questo – per il regolamento in vigore allora – significherebbe spareggio. Il gol di Calori al 49′ scatena un boato assordante: a sorpresa, il Perugia è passato in vantaggio, e lo Scudetto è sempre più vicino. Alle 18:04 il triplice fischio finale di Collina mette fine alle sofferenze dei tifosi biancocelesti: è Scudetto, il secondo nella storia della Lazio, dopo quello, indimenticabile, del 1974. Ma questo ha un sapore speciale, perché arriva proprio nell’anno del centenario: missione compiuta! Per la Juventus, invece, Perugia si è rivelata nuovamente fatale, proprio come nel 1976, quando la sconfitta in terra umbra per 1-0 all’ultima giornata consegnò lo Scudetto ai cugini del Torino.

L’esito del campionato 1999/2000 non può essere ricondotto unicamente all’annegamento della Juventus a Perugia: sarebbe riduttivo e ingeneroso nei confronti di una Lazio che ha avuto, tra i vari meriti, quello di crederci anche quando era indietro di nove punti, cioè a una distanza che avrebbe demoralizzato chiunque. Non questa squadra che, a scorrere la rosa, impressiona ancora oggi per la quantità di campioni presenti, a cominciare dal capitano Alessandro Nesta, bandiera biancoceleste e insuperabile baluardo difensivo, passando poi per giocatori del calibro di Mancini, Nedved, Mihajlovic, Veron, Simeone, Salas, Sensini e Stankovic, senza dimenticare Simone Inzaghi, Boksic, Conceição, Pancaro, il portiere Marchegiani e Fabrizio Ravanelli.

Quattro giorni dopo la conquista dello Scudetto, pareggiando 0-0 contro l’Inter nella gara di ritorno a Milano dopo aver vinto per 2-1 quella d’andata, la Lazio si porta a casa anche la Coppa Italia, legittimando ulteriormente la propria supremazia in territorio nazionale. A settembre, infine, di nuovo contro l’Inter, la Lazio chiude in bellezza con la conquista della sua seconda Supercoppa italiana, dopo quella vinta due anni prima. E’ il trofeo che segna la fine del ciclo ed è anche l’ultimo della gestione Cragnotti, prima del rapido declino economico che porterà all’inevitabile cambio di proprietà e all’inizio dell’era Lotito.

Francesco Vignaroli

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