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Il richiamo di Giordano Bruno in “Campo de’ Fiori”, silloge di Francesco Terrone

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Leggere la silloge “Campo dé fiori” dell’artista Francesco Terrone edito da Iris Edizioni prima  edizione 2016 prefazione Aldo G.Jatosti ,è come passeggiare nella conosciuta piazza romana che fu luogo di ribellione, libertà arsa, ove si immolò ,condannato al rogo, Giordano Bruno, il grande filosofo che non rinunciò alla libertà di pensiero ,quale “scienza nuova”come la definì molto tempo dopo Francesco de Sanctis nella storia della letteratura.
Giordano Bruno è anelito di libertà di pensiero allo stato puro ,una libertà che è sintesi universale del “logos” inteso come percezione di esistenza…
Francesco Terrone , trasognando trasporta i versi dell’amore sublime come snodo di ricerca dell’altro che diventa congiunzione in un’ipotetica piazza Campo de’ Fiori, in cui la virtù  della conoscenza divenne fiamma da ardere sotto l’occhiuta miopia della Chiesa che vedeva la terra geocentrica , come un punto fisso disconoscendo altre teorie sui principi delle cose che muovono le altre cose oltre a se stesse, quali per esempio la teoria di Galileo Galilei…
La poesia si pone al centro del mondo partendo dalla Natura che si auto rigenera come sostenne fino alla morte il filosofo ,frate Giordano Bruno…
Natura naturans era per Giordano Bruno la scienza nuova riconducibile alla conoscenza senza dogma quale ricerca anche dell’amore come significato intangibile dell’esistenza. La felicità è intesa come senso primo e ragione incondizionata di vita cammina nei suoi versi liberandosi e chiamando a sé l’amata.
L’amore diventa identità e vicinanza come summa e personificazione della vita, a pag. 30 il poeta scrive con versi fluidi “Ci sono/se sono nel tuo cuore/sono dappertutto/sono perfino
nella lacrima/di un moscerino accarezzato da tuo amore../
Se la poesia è concatenazione di parole dove l’una parla con l’altra senza mai smettere di abbracciarsi attraverso il verso e la rima , questa poesia e’ davvero nella sua semplice bellezza ,la spontaneità che non ha necessità di spiegarsi perché nasce come moto del cuore, come “l’incomincio della vita” che per esistere ha bisogno dell’amore come forma di appartenenza…
Francesco Terrone sogna ad occhi aperti avendo davanti a sé la visione del mondo dove farsi accogliere come un testimone di bellezza raggiunta e spiegata , una specie di miracolo che si accende come una miccia nel bel mezzo del mondo che noi percorriamo nella quotidianità, correndo e affannandoci per arrivare a sera , chiudere gli occhi e immaginare il mondo sopito delle emozioni che hanno bisogno di respirare…
La sua poesia è musica senza orchestra, dove la musica è il verso armonioso dell’invenzione in cui tutto si risolve e si incastra con la perfezione che solo l’arte sa fare.
A pag. 43 il poeta ci dona la capriola della parola che dove caracolla ,trova sempre un luogo dove poter planare, sussultando come l’eco di un cuore che per forza cerca (diversamente sarebbe solitudine) altri cuori, i quali sono suoni che richiamano battiti liberi di bellezza incondizionata
“Il mio cuore/ sento sempre/i suoi battiti/ed affido ad essi il senso della vita/.
Francesco Terrone puo’ rappresentare un nuovo romanticismo, dove sognare secondo lo “Sturm und Drang” tedesco è liberare le ali fantastiche del verso che e’ parola senza la quale il mondo non esisterebbe?
A pag. 82, il poeta invita il lettore a riflettere in una verso immediato che espande l’ansia di vivere
“un attimo di gioia/la gioia di un attimo/per vivere e vincere l’eternità/…”
Questo verso e’ cifra universale di vita pulsante, rappresentare in senso figurativo questo verso che per brevità e sintesi e’ intensità di significato per significante, potremmo immaginare questo verso parlare alla rappresentazione della libertà come senso di appartenenza e amore al quadro”
“Libertè” di Eugène Delacroix…
Pittura e poesia, senso vocale di bellezza e forma in movimento, l’uomo si addentra nel buio del mistero della propria esistenza e interrogandosi senza ricevere risposta, incede con la poesia, che è moto dell’anima quest’ultima antro inviolato di assoluta libertà, Francesco Terrone è artista umilissimo che approccia il sentimento dell’amore tracciando lo sconvolgimento del sentimento che sconvolge chi lo vive e tutto ciò che lo circonda come una malattia “insana” per la ragione che la ignora, ma necessaria per alimentare l’esistenza che deve ancora arrivare e che nasce quando nasce il verso, vagito e grido di sonora felicità cui l’uomo che non conosce il proprio destino anela per i giorni da vivere che sono abbraccio immortale e senso irreale dell’amore, senza il quale il mondo non si muoverebbe nemmeno per parcheggiare in seconda fila in coda in una delle tante tangenziali e autostrade del nostro mondo cosi’ tormentato da avere dimenticato che cosa sia la dimensione della poesia che nasce senza chiedere, che parla per farsi ascoltare e che esiste per diventare da solitudine a moltitudine.

Barbara Appiano

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