Il tempo giusto per Magritte

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Siamo in un’epoca surreale, dove la realtà sembra gareggiare coi foschi sogni di un ubriaco stordito dall’ alcol.
Già, un’ epoca surreale e appena utilizzo questo aggettivo – surreale – immediatamente si manifesta nella mia mente il nome di René Magritte, un principe del simbolismo e del surrealismo.

Conoscete i suoi dipinti?
Sono opere palesemente chiare dinanzi alle quali, però, immediatamente e puntualmente ti domandi :
“Che vorrà dire?”

Come ci avrebbe sguazzato il buon René, il borghese René, il sereno Magritte in questa epoca che sembra uscita dalla sua immaginazione, magari in un periodo di ancor maggior riflessione e minore serenità.
Ad esempio, spesso dipingeva figure prive di volto e al posto del volto oggetti.
Mi diverte molto pensare che catapultato nel 2020 il nostro simbolista amico avrebbe potuto dipingere un uomo con una mascherina su un volto assente.
Avrebbe anche potuto dipingere, che so, una ambulanza senza ruote che cammina su un prato…
Si, io dico che avrebbe potuto…

La sua opera sembrava quasi solleticare la ricerca di una spiegazione per poterla sbugiardare, accendere nei critici o nei semplici spettatori la voglia di toccare con mano quel sottile strato che separa la realtà dall’ immaterialità.
È una delle magie dell’ arte, una delle mie magie preferite quelle di incuriosire ed attrarre il pensiero e il ragionamento della gente.

Una delle caratteristiche più affascinanti che attribuisco a Magritte è il suo avere a che fare col tempo, un tempo immobile e rarefatto popolato ma vuoto contemporaneamente, cristallino nella sua visione quanto ambiguo e sfuggente nella sua comprensione.
Rileggo, mi rileggo e mi sembra di stare raccontando la realtà di oggi, ottobre 2020, tempo chiaramente cupo, intriso di paura e speranza, di bisogno di certezze e di incapacità di raggiungerle.

“La vita mi obbliga a fare qualcosa. Dunque dipingo”
Così dichiarò Magritte sempre molto propenso a parlare del suo lavoro, fondamentalmente per comunicare che ognuno veda ciò che sente nel guardare le sue opere sempre consapevole, però, che il mistero dovrà comunque preservare la loro reale interpretazione, quella dell’ artista.
Perché così deve essere per qualsiasi opera d’arte.

Un artista surrealista in questa surreale epoca.
Ci sarebbe calzato a pennello, è proprio il caso di dirlo…

ROViRO’

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