Il Premio FERSEN alla drammaturgia e alla regia italiana contemporanea, XVI ed. al Piccolo Teatro di Milano, Chiostro ‘Nina Vinchi’

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Cronaca di una serata di grande successo per il nostro teatro vivente

Il 26 novembre 2021 si è svolta la Cerimonia di Premiazione della XVI edizione del Premio nel Chiostro ‘Nina Vinchi del Piccolo Teatro di Milano. Ho aperto la serata ricordando che il Premio fu creato come atto di volontariato in favore del nostro teatro e grazie alla collaborazione di illustri rappresentanti della cultura teatrale milanese come Ugo Ronfani e Andrea Bisicchia.

Aveva ed ha tuttora il duplice obiettivo di rendere omaggio a uno dei più innovativi registi e drammaturghi del teatro europeo del XX secolo, Alessandro FERSEN e, al contempo, offrire ad un pubblico di addetti e non addetti ai lavori, uno sguardo d’insieme, una mini-vetrina, non certo esaustiva ma si spera significativa, sullo stato dell’arte della nostra drammaturgia vivente di qualità, in grado cioè di rappresentare efficacemente i temi e i conflitti che agitano la società in cui viviamo.

In questa edizione, come in alcune altre, abbiamo avuto il grande piacere oltre che l’onore di avere come ospite Ariela Fajrajzen, figlia del Maestro, che, giunta da Israele per l’occasione, ci ha parlato del carattere del padre, uomo schivo e alieno dalla mondanità tipica degli ambienti intellettuali romani degli anni ‘80 e anche della FONDAZIONE FERSEN, da lei stessa creata a Roma nel 2004 e oggi attiva anche all’estero. In merito al metodo pedagogico di A. Fersen è poi intervenuta Stefania Porrino, musicista e drammaturga, che negli anni ‘80 fu sua allieva e oggi utilizza quelle stesse modalità pedagogiche con i suoi allievi, in particolare con quelli che si dedicano al canto lirico.

Sul teatro in senso lato è poi intervenuto un altro graditissimo ospite: Paolo Ascagni, Presidente della UILT (Unione Italiana Libero Teatro), che ci parlato dell’attività di divulgazione del teatro operata dall’Associazione che comprende oltre settecento Compagnie teatrali operanti nelle grandi città come nel piccolo paese sperduto fra i monti e inoltre dei rapporti di reciproco scambio culturale che, grazie al Centro Studi, la stessa Associazione intrattiene con ambienti universitari come il DAMS. Anna Ceravolo, membro della giuria, ha poi ricordato le tante difficoltà che i giovani incontrano nell’ intraprendere un’attività teatrale e ha annunciato che, in Aprile, a Roma, si terrà la Serata Fersen, dedicata al nostro Premio, presso il Teatro di Documenti fondato da un altro Maestro del Novecento: lo scenografo Luciano Damiani. A questo punto ho chiamato sul palco gli autori e i registi premiati che, in successione, ci hanno brevemente illustrato la genesi della loro opera leggendone un brano o mostrandone un breve filmato.

Abbiamo iniziato con Maria Barbagallo autrice di Impatto zero, paradossale e straniante commedia sul tema del lavoro, ovvero sui moderni, invasivi e spesso irrispettosi metodi di selezione del personale da parte di grandi aziende. Ne ha letto un brano la stessa autrice efficacemente coadiuvata dall’attrice Grazia Cavallaro. Il tema dell’immigrazione è stato invece trattato da Antonio Carnevale in Per un sorso di tè dopo un pezzo di pane. L’autore spiega che la commedia nacque tempo fa da un episodio realmente vissuto quando gli fu proposto di realizzare un’opera sul tema dei ‘migranti’. Il lavoro si presentò subito fonte di conflitti interiori e di lavoro da cui emersero le ipocrisie che sovente ammantano il fenomeno dell’immigrazione. Durante la presentazione, curata dallo stesso Carnevale, sono state proiettate alcune scene in cui ha utilizzato la tecnica del metateatro. L’interattività uomo/macchina con i suoi imprevedibili risvolti è invece il tema dell’opera intitolata S.A. Senso artificiale di Andrea Cioffi. Nella divertente, surreale commedia vediamo l’uomo (l’ingegnere) che, inopinatamente, viene contestato dalla sua stessa creazione: Sofia, la sua macchina/donna. Ne ha letto un brano lo stesso autore con l’attrice Sara Guardascione. A seguire Stefania De Ruvo, con il suo Like o dislike, mette il dito sulla piaga, se così possiamo dire, in quanto tratta uno dei fenomeni contemporanei più controversi: l’uso planetario dei social. Qui vediamo una donna che ha imprigionato un uomo ‘normale’, cioè un borghese qualunque, per fargli confessare le bassezze e vigliaccherie che hanno causato il suicidio della figlia, distrutta psicologicamente dalla persecuzione subita sui social. Ne ha letto un brano la stessa Stefania De Ruvo con l’attore Sergio Scorzillo, un convincete borghese molto piccolo, per parafrasare il titolo del famoso film di Alberto Sordi.

Segue Rino Marino autore di La Consegna. Qui il disagio psichico, lo scollamento dalla realtà, tanto ramificato e diffuso ai nostri tempi, viene rappresentato mettendo in scena due uomini che dialogano intorno ad un lampione sulla consegna di un pacco forse immaginario. Il finale a sorpresa rivelerà l’enigma. Ne abbiamo ascoltato un brano recitato da Fabrizio Ferracane e dallo stesso Marino.

Altro tema complesso, la disabilità, è stato trattato in Chiedici chi sei da Danilo Reschigna, egli stesso disabile, che senza indulgere in patetismi, racconta come fra gli stessi disabili regnino cattiverie e inganni. Sul palco vediamo Danilo Reschigna con Angela Ciliberti e Ciro Cipriano che ci mostrano alcune scene filmate della commedia in cui due fratelli, disabili, si mentono a vicenda senza rivelare i loro conflitti e reciproche insofferenze.

Ma non c’è modo di osservare la realtà senza conoscere il passato. E’ questo che vuole ricordarci Giovanni Scarfò con la straniera, un poetico omaggio teatrale alla scrittrice A. Maria Ortese, una delle maggiori autrici del Novecento, oggi pressocché dimenticata persino negli ambienti culturali, ne ha letto un brano con intensa partecipazione l’attrice Melania Fiore.

A questo punto della serata, Fabrizio Caleffi, membro della giuria, dopo un breve riassunto analitico sulle diverse modalità espressive tecnico-drammaturgiche utilizzate dagli Autori delle opere appena presentate, ha invitato sul palco i registi degli spettacoli premiati partendo da Eduardo Di Pietro, regista di Il Colloquio, un’opera in vernacolo napoletano che inscena le umane traversie di tre personaggi femminili, interpretati da tre uomini, che attendono il loro turno per visitare i mariti nel carcere di Poggioreale a Napoli. In video: Renato Bisogni, Alessandro Errico, Marco Montecatino e lo stesso Di Pietro.

Segue Safe, opera recitata in inglese da Valeria Wandja, diretta e scritta da Federico Maria Giansanti. Il regista spiega di aver scelto la lingua inglese al fine di poter presentare l’opera ai vari festival internazionali, cosa realmente già accaduta e con successo. Qui vediamo una suora, Sister Daisy, che vive da sola in una sorta di baita di montagna ed è combattuta fra le sue umane paure e i suoi doveri di religiosa.

Conclude la nostra serata la pièce ‘ Alfredino. L’ Italia in fondo a un pozzo, diretta da Serena Piazza, scritta e interpretata da Fabio Banfo.. Un’opera che ha già riscosso un notevole successo e che coniuga, in perfetta alternanza ritmica, il teatro di narrazione e la commedia. La pièce è interpretata con eclettica maestria da Fabio Banfo, salito sul palco con Serena Piazza.

La nostra varia e intensa serata si è così conclusa fra gli applausi e con la promessa di rivedersi a Roma al Teatro di Documenti.

Ombretta De Biase

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