Arriva lo Sgargabonzi a Roma. Spettacoli diversi per una tre-giorni politicamente scorrettissima

Data:

Teatro de’ Servi, fino a giovedì 5 maggio 2022

Lui è lo Sgargabonzi, al secolo Alessandro Gori, uno scrittore comico che da alcuni anni anima pagine web e cartacee con la sua cattiveria e un’inventiva per nulla scontata. Ha un seguito, ha molto seguito, lo Sgargabonzi. Il teatro de’ Servi, a Roma, per la prima delle tre sere previste è pieno di suoi estimatori.

Va chiarito a chi non lo sapesse che lo Sgargabonzi è uno scrittore, per cui lo spettacolo è di fatto un reading: lo sappia chi magari si aspetta altro. In scena ci sono lui, un leggìo, delle immagini proiettate sul fondale del teatro. E tanto cinismo. Non tutti gradiscono i quadri surreali che Gori crea con la sua voce, racconti grotteschi che ripescano (per assolverlo) il mostro di Firenze, vilipendono le donne che partecipano all’Arezzo Wave, ricontestualizzano gadget berlusconiani (l’euroconvertitore come sextoy mi mancava).

Gori non è per tutti, perché molte delle sue battute, «estrapolate dal loro contesto di origine, (…) possono suonare insensate, o violente, o gratuitamente oscene», per dirla con le parole dell’accademico Claudio Giunta, in un intervento sul Post. Non a caso, Gori era stato querelato da Piera Maggio, la mamma di Denise Pipitone, per aver utilizzato la bambina come propulsore per alcune sue battute. Attenzione, Gori è stato assolto, la sua non è stata ritenuta diffamazione, ma satira. Però l’episodio va citato, perché dà la cifra stilistica dello Sgargabonzi.

Quindi, tre sere per tre spettacoli diversi, provocatori e nerissimi.

Si parte con “Confessioni di una coppia scambista al figlio morente”: una decina di scene diverse, file rouge la nostalgia per gli anni andati, fra guerra del Kosovo e l’Arezzo dei festival di musica – che hanno visibilmente segnato la memoria di Gori.

Mercoledì 4 è la volta dei “10 monologhi sulla morte”: stesso format per un contenuto monotematico. Come presentato dallo stesso autore, “uno spettacolo per sdrammatizzare quello che ci fa paura, per riflettere di rimbalzo sulla bellezza della vita e del nostro quotidiano esistere, sempre con un occhio al buonumore e alla leggerezza, di fronte al mio pubblico che amo e che rappresenta ai miei occhi, più semplicemente e come gran parte degli uomini, soltanto l’involucro di carne 14777 poiché io sono Orgok, Principe del Piacere e del Dolore, Demonio delle Tentazioni, trascinatore del più saldo degli uomini nelle seduzioni dell’avidità, dell’ingordigia e della carnalità. Il mio pasto succulento è la vostra vanagloria, la brama di supremazia e l’ignavia. Io sono il Giostraio del Fato, l’Architetto dei Destini dell’Universo, tessitore di una tela di entropia e manipolazione scivolosa come la seta ma invisibile come l’acquiescenza. Io sono il Signore della Putrefazione, il Masticatore di Sudari, prospero silente nella lordura e nella malattia diffondendo infezione e pestilenza sulla Terra. Io sono il Dio del Sangue, lo Spiccateschi, bramo la morte e la battaglia, mi delizio nella furia, nella carneficina, nel furore e nei massacri. Buonasera.”

La trilogia live si chiude con “10 monologhi sull’amore”, uno spettacolo inedito, costruito – presumibilmente- per eccesso, e intessuto di humor nero. In pieno stile Sgargabonzi.

Una trilogia molto scorretta, non per tutti. Ai bambini lasciamo le certezze romantiche dei classici Disney. Gli adulti incattiviti possono serenamente affrontare i reading di Gori: che uno schiaffo in faccia riesca a smuovere gli animi dei più ignavi?

Maria Vittoria Solomita

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