“In un paese meraviglioso”

Così fan tutte, anteprima internazionale al Teatro Comunale di Canino

Se percorrendo l’Autostrada del Sole ci si ferma in un’area di servizio, può capitare di vedere un grande pannello che mostra la topografia del territorio circostante, con l’indicazione delle strade, dei paesi e dei borghi più significativi e con la scritta: “Siete in un paese meraviglioso”. Quanto sia vera tale affermazione viaggiando in Italia ho avuto modo di verificarlo più volte, per la bellezza dei paesaggi per la ricchezza delle testimonianze archeologiche ed artistiche, per la vitalità e l’originale operosità diffusa anche nei luoghi meno celebrati e al di fuori degli itinerari più battuti. Mi facevano compagnia questi pensieri il 24 giugno scorso mentre ero appena uscito dall’autostrada A1 al casello di Orvieto e lambivo la rupe sulla quale sorge la cittadina umbra dominata dalla bella cattedrale gotica di Santa Maria Assunta – progettata da Lorenzo Maitani e Arnolfo di Cambio e affrescata in gran parte dal Signorelli – per dirigermi a Canino (in provincia di Viterbo) nel cui Teatro Comunale stava per aver luogo l’anteprima di una eccezionale produzione internazionale dell’opra lirica Così fan tutte di W.A. Mozart con la regia e la scenografia di Marie Kuijken.

Allontanandomi da Orvieto in direzione del lago di Bolsena mi sono ricordato l’analogo viaggio che feci anni addietro quando mi recai nella cittadina di Bolsena, situata nella parte Nord del lago, per la rappresentazione de Il malato immaginario nel Teatro San Francesco. In quella occasione interpretavo la parte di Beraldo, fratello di Argante, nella produzione dello spettacolo proposta dalla compagnia “Progetto Teatro” diretta da Monica Menchi. Anche in tale circostanza mi attrasse molto là bellezza delle colline che circondano il lago e della quale aveva dato pubblica testimonianza anche una scrittrice squisita come Cristina Campo, che in diverse occasioni vi aveva trascorso dei periodi di vacanza.

Poiché per raggiungere Canino si deve aggirare il lago o a Nord, oppure a Sud, ho pensato di percorrere questo secondo itinerario in direzione di Montalto di Castro, e attraversando borghi assolati e spazi con ampie distese di grano dalle spighe dorate o con le radici secche di quello appena mietuto, sono arrivato nella piazza centrale di Canino che mancavano pochi minuti alle 19 e vi ho trovato una piccola folla che stava in fila anche all’esterno del teatro per entrare ad assistere allo spettacolo. Avendo confermato anticipatamente la mia presenza, lasciata l’auto al vicino parcheggio, mi è stato agevole ritornare al Teatro e sedermi al mio posto nella seconda fila della platea pochi attimi prima che avesse inizio la rappresentazione.

Ad apertura di sipario, le quinte e il fondale nero delimitano lo spazio scenico dove a destra, su una piccola pedana cembalo e cembalista (Sebastien Mitra) con la loro elegante silhouette, tipo quelle tanto in voga nella iconografia della fine del Settecento, ci portano immediatamente nell’atmosfera di Così fan tutte, terza e ultima opera buffa composta da Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte. Sulla sinistra del palco alcune sedie in stile e un tavolo con sopra una tovaglia (che copre solo parzialmente le zampe incongrue del medesimo) sono gli unici elementi presenti sulla scena, che durante lo svolgimento dell’opera cambierà più volte con l’inserimento e/o la sostituzione di alcuni oggetti sempre appropriati e funzionali, generando talvolta una graziosa atmosfera roccocò. Tutta l’esecuzione dell’anteprima dell’opera a si è avvalsa del solo accompagnamento del cembalo, e dopo un iniziale senso di insufficienza del côté musicale, peraltro subito dissipato, in tutto il dipanarsi della gustosa vicenda scenica non ho avvertito minimamente la mancanza dei virtuosismi degli archi, dei fiati e degli ottoni che tramano la composizione mozartiana, le cui cadenze sono state evocate dall’accurata esecuzione cembalistica.

Gia al primo apparire in scena degli innamorati Ferrando e Guglielmo (Nile Senatore e Anthony Rivera) e del giocosamente cinico e saggio amico Don Alfonso (Vincent Vantyghem) che li sfida a scommettere sulla fedeltà delle loro amorose, e ancor più con il quadro successivo in cui compaiono appunto le sorelle Dorabella e Fiordiligi (Johanna Reithmeier e Anaïs Merlin) fidanzate dei due giovani ufficiali, si ha il senso di una cura e ricchezza dei costumi (di Marijke Sileghem) che non verrà mai meno, anzi sfocerà nelle simpatiche “mascherate” della servetta Despina (Mayan Goldenfeld) travestita prima da medico e poi da notaio, che nei tre ruoli scenici affidatele inanella una serie di gustose espressioni mimiche, sempre sostenute da una prossemica accorta e misurata, che caratterizza anche le due bravissime sorelle e i tre personaggi maschili sapientemente delineati dai rispettivi interpreti. Un tripudio di bianche e sontuose vesti, completate da solenni pennacchi di analogo candore, che sottolineano bene il positivo finale della vicenda, suggellata dal secondo matrimonio delle sorelle con i rispettivi fidanzati – dopo quello, a ruoli scambiati, con i misteriosi albanesi – qui abbigliati con belle e simpatiche turcherie, chiude la rappresentazione, mentre scrosciano intensi e prolungati gli applausi e i Bravo! Bravi! Brava! rivolti a tutti gli interpreti le cui voci e la cui espressività non hanno mai cessato di essere semplicemente perfette e fortemente comunicative, esaltate dal misurato e curatissimo accompagnamento del cembalo, che non ne ha mai coperto la bellezza timbrica e la padronanza espressiva. Un encomio quindi al cembalista e un plauso specialissimo alla regista che ha saputo orchestrare con sapienza e con eccellente padronanza uno dei più noti e divertenti capolavori mozartiani.

Visto il risultato dell’anteprima nel ristrutturato Teatro Comunale di Canino, non ci resta che prenotarci per la prima internazionale dello spettacolo, che si avvarrà anche de “La petite bande” di Sigiswald Kuijken che ha scelto questo spettacolo per festeggiare i suoi 50 anni di attività.

Lasciando Canino mi sono portato dietro una ventata di armoniosa energia promanante da tutto lo spettacolo, con la convinzione di essere veramente “in un paese meraviglio”.

Moreno Fabbri

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