Teatralissimo “Matrimonio segreto”

Dal 5 al 19 Settembre 2022 al Teatro alla Scala di Milano

Teatralissimo Matrimonio segretoLa riapertura del Teatro alla Scala, per la stagione autunnale, presenta Il Matrimonio segreto di Domenico Cimarosa, annuale appuntamento operistico affidato ai giovani solisti dell’Accademia del Teatro. Cimarosa è il compositore dotato di talento, che condusse all’apice di splendore e perfezione l’opera comica italiana del 18* secolo. Il Matrimonio segreto, opera audace per l’epoca non ha perso il mordente soprattutto per la sua musica, sempre travolgente, restando uno dei rari casi di opera del passato che resistette durante il secolo dell’esasperazione romantica – caso quasi unico, in mezzo alla strage di titoli del teatro comico settecentesco – continuando a rappresentarsi senza interruzioni fino ad oggi. Andò in scena per la prima volta a Vienna, nel febbraio del 1792, quando Cimarosa fa tappa a Vienna, reduce da un soggiorno di quattro anni alla corte moscovita dove era stato al servizio della zarina Caterina di Russia e godeva di gloriosa fama. Fu Leopoldo II, che il compositore aveva conosciuto Granduca di Toscana e poi divenuto Imperatore d’Austria, a commissionargliela. Il Matrimonio segreto è il capolavoro, la vetta raggiunta da un genere musicale di una lunga tradizione comica, sgorgata spontanea tra Napoli e Venezia dalla fine del seicento al finire del secolo successivo, in contrapposizione all’astrazione classica e mitologica dell’opera seria, sfilata di aulici personaggi che sciorinano in proscenio, nelle arie, il loro stato d’animo. Con l’opera buffa, s’iniziano a concepire personaggi meno inaccessibili e imponenti di dèi e di eroi, creando e mettendo fra loro a confronto, tipi più confidenziali e reali, da cui scaturiscono gustosi duetti e travolgenti concertati. Così nel melodramma apparvero scene più familiari o francamente buffe. Il successo di queste scene conseguì un subito successo e, a poco a poco, sulla linea del teatro aulico, si pensò di raggrupparle.  Nacquero gli Intermezzi, operine a contenuto comico, giocate da due o tre personaggi, eseguite come pausa del dramma serio. Via via l’elaborazione si fece sempre più approfondita, aumentando il numero di personaggi, arrivando a conquistare lo spazio di un’intera serata. Partita con l’intento di portare in scena personaggi tipi e sentimenti vissuti realmente, di riuscire più movimentata e agile del melodramma serio l’opera comica centrò il segno e, dall’Italia, dilagò per tutta Europa perché non concesse niente alla volgarità e alla superficialità, apparendo più vera e aderente al sentire del tempo. Rousseau ne fece un grande elogio. La vena buffa non scese mai al lazzo, ma dipingeva con bonomia quasi con partecipe affetto il ridicolo di tipi reali che assurgeranno ad archetipo: vegliardi innamorati, servette astute e pettegole, amanti malinconici etc. La trama del Matrimonio è la fusione di una commedia inglese, The secret mariagge, con quella di Madame Riccoboni Sophie ou le mariage secret. Giovanni Bertati, il librettista di corte, seppe trarne un testo spiritoso e scorrevole che mostra ben gli equilibrismi di Paolino per giungere felicemente in porto nascondendo il legame con la padroncina Carolina, figlia del mercante Geronimo. Cimarosa fa dei sei personaggi altrettante figure ben sbalzate, figure umanissime, parteggiando per i giovani innamorati; guarda con una punta d’ironia lo snobismo di Geronimo di imparentarsi con la nobiltà, la presunzione di Elisetta, i ritorni di fiamma in Fidalma, ma senza cedere alle sirene di un insistito psicologismo, a scapito della musica. Il Matrimonio segreto è una partitura intessuta di perle melodiche, di freschezza e inventiva musicale; non fa meraviglia che, bissato per intero la sera della prima esecuzione, manderà poi in estatico stupore Stendhal, il sagace Rossini e ancor più sorprendente, lo stesso Giuseppe Verdi. La fortuna di quest’opera, come detto, è stata ininterrotta e proprio con questo titolo fu inaugurata la Piccola Scala, il 26 dicembre 1955, nella felice produzione di Giorgio Strehler, direttore Sanzogno con un cast di specialisti che comprendeva: Sciutti, Ratti, Simionato, Badioli, Calabrese e Alva. Testimonianza conservata dalla registrazione che ne segui, benché piuttosto tagliata. L’ultima edizione che si registri fu quella della raffinata essenzialità di Lamberto Puggelli, sempre alla rimpianta Piccola Scala nel maggio 1979, nella revisione di Franco Donatoni, la stessa utilizzata per l’attuale edizione. Nuovo allestimento, andato in scena al Teatro alla Scala. Il cast era formato, quasi per intero, dai solisti dell’Accademia di perfezionamento per Cantanti lirici del Teatro, capitanato dal veterano Pietro Spagnoli che fa valere la disinvolta abilità di palcoscenico e una professionalità di canto, facendo di Geronimo un mercante sostenuto e supponente. Valentina Pluzhnikova è una Fidalma dal timbro opulento, un’esplosione di vitalità erotica e presenza scenica, ma vocalmente non fonde omogeneamente i due registri vocali, tendendo a spingere e a spianare le colorature. Aleksandrina Mihaylova disegna una Carolina emancipata, vocalmente gradevole, anche se tende a spingere sugli acuti, emessi sempre a piena voce. Colorita nel fraseggio, mostra una passionale corda patetica. Fan Zhou è un’Elisetta degradata a macchietta, ridicola ed esasperata che riesce poco credibile la decisione finale del conte di sposarla. Vocalmente non sempre irreprensibile, fa valere la precisione e lo scintillio delle agilità, che le ottiene un’ovazione al termine della sua aria del II atto. Brayan Avila Martinez è un debole Paolino, dal timbro esangue, con la voce (non ben sostenuta) che tende a stringersi quando sale e suona velata, spianando inoltre i passi melismatici. Jorge Martínez è un Conte Robinson simpaticamente esuberante dotato di un buon timbro rotondo e avvolgente, si mostra vero “animale da palcoscenico” per l’innata vis comica. Sul podio, Ottavio Dantone​, alla guida della giovane ​Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala, dirige con sicuro ritmo teatrale, in cui traspare l’arguzia e languore di un lavoro del tardo settecento: efficace concertazione, anche se non esente da alcune scollature tra palcoscenico e orchestra. La dilagante azione scenica impressa della regista Irina  Brook invade già la Sinfonia, non scegliendo certo la via dell’allusione (quelle insistite copulazioni degli infuocati amanti) ma spinge il pedale in un generale eccesso di movimenti che sbilancia la fruibilità della musica e riducendo, in più momenti, il dramma giocoso a farsa. Non c’è spazio per incanto e magia, inesistenti i momenti estatici, con le arie mai fruibili per quel che sono, ma sempre infarcite di movimento, azioni o danze sfrenate, che porta l’opera cimarosiana a un’esasperata teatralizzazione, per quanto agita con mano sicura. Godibili le scene e gli estrosi costumi di Patrick Kinmonth. Il pubblico si diverte e mostra di gradire. Successo caloroso.

gF. Previtali Rost

 

ph Brescia e Amisano

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