Donatella Cervi: architetto, regista e… non solo!

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La sua passione per il mondo del cinema poggia su basi salde: una naturale propensione verso la razionalità e uno spiccato desiderio di permeare tutte le sue idee con inedita creatività. Così, Donatella Cervi, orgoglio capace di conquistare un colosso mondiale come Netflix, è riuscita a legare due mondi solo all’apparenza slegati come quello dell’architettura e quello della cinematografia, costruendo ponti e creando racconti senza più limiti. Ma la sua è anche la storia di una professionista di successo, architetto impegnato in progetti italiani e internazionali, una carriera proiettata verso il successo e di una inversione ad U che solo in apparenza l’ha portata a vivere un’avventura completamente nuova. Architettura e cinematografia sono correlate da regole ferree e dalla necessità di stupire sin dal primo impatto l’occhio di chi osserva, così Donatella è diventata regista e ha iniziato ad accumulare produzioni, premi e interviste, scrivendo lei stessa sceneggiature, storie e copioni, raccontando le belle storie d’oggi del Lago di Como. Una se l’è presa Netflix, un’altra potrebbe presto interessare un colosso mediatico mondiale. Certo, c’era un filo rosso che legava Donatella al piccolo schermo, e in particolare le tante ore passate negli studi di Antenna 3 ed Espansione tv nel ruolo di tecnico e conduttrice, per far tutto e imparare a saper fare un po’ di tutto.

Avevi iniziato a strizzare l’occhio alla tv…

Poi però la mia professione mi ha portata a vivere il mondo dell’architettura, intenso e impegnativo. Ho inizio a lavorare in Italia e all’estero, finché mi sono ritrovata a ripensare la mia vita, da lì è iniziato un cambio di rotta repentino. Così ho iniziato a frequentare una scuola di cinema, ho avuto come docenti dei professionisti provenienti da tutto il mondo; è stata un’esperienza incredibile con un approccio faticoso ma stimolante. Devo ammetterlo: per me quell’avventura è stata una gioia autentica, ho scoperto cosa avrei voluto fare da sempre. Vedevo l’architettura troppo bidimensionale e io volevo far parlare il mondo in tutta la sua tridimensionalità.

Così, passo dopo passo, inizia la tua avventura in veste di regista.

Del mondo del cinema mi appassionava il racconto umano, la possibilità di narrare storie. Così, ho iniziato a trasmettere alcune sfaccettature di me e in particolare a dedicarmi al filone sportivo e sociale a cui mi sono approcciata dal punto di vista documentaristico.  Ne è poi uscito il racconto cinematografico “Cento milioni di bracciate” dedicato alla vita e alle imprese di Leo Callone – il “Caimano del Lario”, e altri progetti legati al mondo sportivo con un approccio attoriale.

Restiamo su Cento milioni di bracciate, pellicola acquistata da Netflix, lungometraggio che vanta anche le spettacolari riprese subacquee di Lorenzo Venturini.

Detta così… mi mette ancor oggi i brividi! Io, produttrice indipendente, posso dire di avercela fatta ad entrare in un mondo magico dove… entrano solo i grandi! Invece io ho trovato la mia nicchia, sono stata ascoltata e apprezzata da un colosso internazionale con cui mai avrei immaginato di interloquire.

A seguire, è arrivato un ambito completamente nuovo.

Proprio così: si è affiancato un nuovo filone, rigorosamente crime, che parte da eventi di cronaca attuale o storica per costruire delle storie… dal finale mai scontato! Ce n’è una a cui tengo particolarmente, dal titolo Linea d’acqua, ambientata ad inizio Novecento e che prende spunto da un fatto avvenuto sul Lario. Una storia torbida, un omicidio di una donna straniera di prestigiosa famiglia, un corpo ritrovato nelle acque del Lago chiuso in un baule…

La tua creatività non conosce limiti…

Diciamo che mi sento predestinata nel raccontare storie, sono cresciuta in luoghi intrisi di racconti e aneddoti curiosi, così ho semplicemente sfruttato le mie capacità di comunicazione per dar vita ad un inedito progetto di vita.  Questo del racconto crime è un progetto seriale del quale sono orgogliosa anche perché ho vinto un bando ministeriale destinato a poche produzioni. Questo per me è motivo di orgoglio, ora la vera sfida è trovare un broadcast che trasformi la scrittura in riprese. Ma non è questo l’unico ambito che sto esplorando: è proprio in questi giorni al vaglio di importanti emittenti un filone legato ad un grande personaggio di Como come lo è stato Alessandro Volta. Vedremo che sorprese giungeranno!

Cinema e architettura sono fra loro molto distanti e in apparenza più vicini di quanto possa sembrare.

Il mio lavoro di architetto mi ha dato le basi, e forse anche la spinta, per passare dal bidimensionale al tridimensionale. Il cinema ha compiuto in me lo stesso percorso: rivesto i panni di autrice, regista e produttrice per produrre qualcosa di etereo, che resta per sempre. Certo, il mondo del cinema è patinato ma complicato, averlo scoperto e vissuto da dentro mi ha permesso di capire come approcciarmi, con chi interloquire, quali problemi debbano essere affrontati in fase autoriale ed esecutiva. Ma il cinema mi ha riempito di emozioni. È la settima arte, è un modo per esprimersi in modo differente, con sensazioni ed emozioni. È qualcosa di irrinunciabile per la mia vita.

Luca Fina

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http://www.mediacreative.info

https://www.instagram.com/donatellacervi.movies

 

 

 

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