Miscellanea dei maggiori testi di R. Bolano in “Ultimi crepuscoli sulla terra” per Condemi

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Fa sempre piacere aumentare le proprie conoscenze ed ampliare una cultura già vasta, ma non esauriente, secondo la massima socratica “Sappi di non sapere” e questo c’è proprio capitato cogliendo l’invito del Vascello per lo spettacolo ricavato con la drammaturgia di Fabio Condemi dagli scritti molteplici, quali romanzi, racconti, storie, articoli e saggi, del poeta cileno Roberto Bolano nato nel 1953 a Santiago del Cile e d’estrazione piccolo- borghese. Viaggiò molto tra il Sud America, principalmente il Messico , nonché la Spagna stabilendosi in Catalogna e trascorrendo la maggior parte del tempo a leggere in biblioteca, dopo aver abbandonato il “cursus studiorum”. Il suo carattere era schivo e poco socievole, pur avendo una sorella minore , così da sentire la nostalgia della patria e rientrarvi poco prima del colpo di stato del generale Pinochet, che sopportò malvolentieri condividendo le simpatie per il progresso sociale radicale e riformista di Salvator Allende. Scontò alcuni giorni di carcere e poi, grazie ad amici nel regime, riuscì ad uscire di galera e compose  opere che determinarono il sorgere dell’infrarealismo che si collegava ai principi europei delle avanguardie con la rottura con la cultura ufficiale , accostandosi ai concetti astratti e surreali del dadaismo  creato da Tristan Tzara con il “Caffè Voltaire” a Zurigo Il primo volume più importante per cui vinse i premi Heralde e Gallegos fu “I detective selvaggi” , seguito da “Monsieur Pain” e dai racconti “Puttane assassine”, “ La pista d ghiaccio” e “La pista degli elefanti”, ma poi la sua applicazione si caratterizzò per la contestazione dell’apparato dittatoriale riscontrato, oltreché nel suo Paese, nel “Terzo Reich” cui Il dittatore militare in parte s’ispirava, l’evasione nella fantascienza con “2666” che furono pubblicati postumi ed infine, attraverso la sua intensa attività di ricerca umanistica e partecipazione a conversazioni, convegni e dibattiti, produsse “Consigli d’un discepolo di Jim Morrison ad un poeta fanatico di J. Joyce” con notevole stravolgimento mentale per la sua costante abnegazione intellettuale , cui s’unì una grave insufficienza epatica che lo portò al trapasso a Barcellona nel 2003 mentre attendeva il trapianto del fegato. Il letterato e regista Fabio Condemi lavorando su tutto questo con il Laboratorio di rielaborazione drammaturgica degli studenti del secondo anno dell’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” ne ha estrapolato un bellissimo lavoro di quasi tre ore con diversi frammenti, spunti ed argomenti fondamentali, che eccentricamente trattati ed  ecletticamente sviluppati richiedevano una forte concentrazione per coglierli in pieno e non lasciarsi fuorviare dall’esoterico percorso con vari rimandi e sottili allusioni. Abbiamo potuto afferrare, insieme alle citazioni di Joyce e Leopardi, riferimenti ai film di Godard e Tarkovskij, alle musiche dei Doors e 2 filoni essenziali di svolgimento    della trama, dettati dal suo impegno frenetico di ricercatore dell’insegnamento dei maestri umanisti e dall’altra dalla violenza criminale e senza limiti con brutale ed abbondante spargimento di sangue nelle metropoli e nel deserto della terra maya ed atzeca,  che toccava perfino la sua nazione con l’oppressione di Pinochet e la concentrazione dei sostenitori dei diritti democratici e dell’ideologia liberale nello stadio di Santiago. Testimonianza lampante n’è la camionetta della polizia in cui il commissario si confida con il suo poliziotto e viene riprodotta sullo sfondo del palcoscenico con lo schermo a tinte rosso fuoco illuminate dai fanali posti sul proscenio al lato destro. Il suo umorismo a tinte fosche non viene mai meno e presagendo il baratro, la catastrofe, verso cui sta andando il pianeta con il male di vivere, per traumi, frustrazioni , ansiosa e spasmodica tensione verso il piacere, il consumismo e l’espansione territoriale come ai primi del Novecento ,mentre i ghiacciai si sciolgono sempre di più e si diffonde la cappa dell’ozono con il “gas serra”. Bolano sembra smarrirsi nel labirinto mentale confuso ed ipereccitato di Angel Ross che s’identifica con lo Stephen Dedalus  dell’ “Ulisse “ moderno del narratore irlandese e ci conduce in un caleidoscopico labirinto di luoghi, segni, quadri e libri, una congerie di sogni e storie che s’incastrano tra loro finché in una taverna musicale del Mercosur latino-americano incontra la cantante Ana che balla e lo seduce al punto d’ irretirlo sessualmente con una perentoria masturbazione e quindi  spingerlo a violentarla con una sadica e prolungata possessione orale, al termine della quale diventa totalmente suo succube commettendo una serie di rapine ed  omicidi femminili nella cittadina di Santa Teresa nell’arido paesaggio di Sonora e sentendosi  confuso, non più padrone di se stesso, ma soddisfatto. Pertanto in lui s’alternano il cronista di nera per una società urbana che quotidianamente precipita sempre più verso il suo burrone per il dilagare di reati, vendette  e cruenti  morti come le faide tra i clan della malavita della droga e prostituzione, che sta prendendo il posto del contrabbando e della “borsa nera”, sull’altra sponda il lirico ed onirico intellettuale che prevede ad occhi aperti e mente lucida la fine che c’attende, se n on sapremo voltare pagina e ritrovare il rispetto etnico e la solidarietà fraterna quale auspicava, purtroppo con negativi risultati,  Leopardi nel grande Idillio de “La Ginestra” a Napoli alle pendici del Vesuvio. C’agitiamo inutilmente per una caotica frenesia tesa solo al guadagno, come attestano i recenti fatti penali nella gestione della Regione Liguria, poiché più si ha e maggiormente si vuole; logicamente si sa che “l’appetito vien mangiando”, per cui in Bolano riscontriamo pessimismo e sentimentalismo in una lettura ossimorica, simboli, immagini e desideri che costellarono la sua breve esistenza. Lo spettacolo prodotto dal teatro Vascello magistralmente diretto da Manuela Kustermann sarà replicato fino a domenica , per poi essere avvicendato da “Questo è il tempo in cui attendo la grazia” riservato dalla drammaturgia sempre  di Fabio Condemi,  con l’interpretazione in forma di monologo di Gabriele Portoghese, alla figura del nostro valoroso e controverso letterato  Pier Paolo Pasolini per la prossima settimana nello spazio culturale di via G. Carini.

Giancarlo Lungarini

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