C’è chi considera il tempo un limite e chi, invece, lo trasforma nel proprio più grande alleato. Rosita appartiene a questa seconda categoria. Mamma di quattro figli maschi, di origine peruviana e con un passato che l’ha vista collaborare con importanti brand nel mondo della fotografia e della moda, ha scelto di rimettersi completamente in gioco, dimostrando che la vera bellezza nasce dal coraggio di sfidare sé stessi. La conquista di una fascia alla finale regionale di Miss Reginetta Lombardia non rappresenta un punto di arrivo, ma il simbolo di una rinascita personale e professionale. Sul set, in passerella e nella quotidianità porta con sé un’energia travolgente, una femminilità autentica e una determinazione che non chiedono il permesso di esistere: si impongono con naturalezza. Perché, a volte, la sfida più grande non è competere con gli altri, ma avere il coraggio di tornare a credere nei propri sogni. E Rosita ha deciso di farlo, ancora una volta.
Rosita, la tua storia sembra un viaggio continuo tra mondi diversi. Da dove parte tutto?
Parte da molto lontano. Le mie radici sono in Perù, a Lima, una terra piena di colori, calore e leggerezza. Poi sono cresciuta a Ponte di Legno, in un contesto completamente diverso, dove ho ricevuto un’educazione molto rigorosa, fatta di sport, disciplina, sacrificio e costanza. Due mondi opposti che oggi convivono dentro di me: da una parte la gioia di vivere tipica del Sud America, dall’altra la determinazione che ho imparato crescendo.
A diciannove anni hai lasciato casa per Brescia. Che periodo è stato?
Mi sono ritrovata in una città dinamica, piena di opportunità, ma ho capito subito che niente sarebbe arrivato da solo. Di giorno lavoravo come barista, di sera facevo l’hostess, la promoter, la ballerina, la ragazza immagine. Ho vissuto per oltre dieci anni a cento all’ora. Non mi spaventava fare sacrifici, anzi. Ogni esperienza era un’occasione per crescere e conoscere persone straordinarie. È stato un periodo intenso, fatto di lavoro, divertimento e tantissime soddisfazioni.
È lì che nasce il tuo legame con la fotografia?
Sì. Quasi per caso mi sono ritrovata davanti all’obiettivo e da lì è iniziato un percorso meraviglioso. Ho collaborato con marchi importanti come Cotonella, Liebel e altre aziende molto conosciute in quegli anni. Più di recente, ho lavorato anche in televisione, a RTB, partecipando a trasmissioni dedicate al calcio dilettantistico. Sono esperienze che mi hanno fatta crescere tantissimo.»
Poi arriva la maternità e cambia tutto.
È stata una scelta naturale mettere i miei bambini al primo posto. Ho accantonato la vita notturna, il glamour, persino i tacchi. Eppure, dentro di me sentivo che una parte della mia identità era rimasta in silenzio. Mi mancava quella donna che aveva sempre amato esprimere la propria femminilità.
Quando hai capito che era arrivato il momento di rimetterti in gioco?
Vedevo mamme che partecipavano a concorsi di bellezza e mi sono chiesta: “Perché non provarci anch’io?”. Non cercavo una corona. Cercavo me stessa. Il primo anno non ho vinto nulla, ma ho trovato qualcosa di molto più importante: il coraggio di ricominciare. Poi sono arrivati anche i riconoscimenti, anno dopo anno, ma il premio più bello è stato guardarmi allo specchio e ritrovare la donna che avevo dimenticato.
Miss Reginetta Lombardia, quindi, è stato molto più di un concorso.
Mi ha restituito sicurezza, amicizie, consapevolezza. Dopo tre gravidanze ravvicinate, tornare in passerella è stato quasi un atto di coraggio. Ho capito che essere mamma non significa smettere di essere donna. Le due cose possono convivere e renderti ancora più forte.
Anche oggi continui a lavorare davanti all’obiettivo. Che rapporto hai con il set fotografico?
Per me ogni servizio fotografico è una piccola interpretazione. Mi sento quasi un’attrice: ogni progetto richiede un’emozione diversa, uno sguardo diverso, una parte diversa di me. Posare non significa soltanto essere fotografata, ma raccontare una storia attraverso un’immagine.
Anche sui social dai l’impressione di non voler costruire un personaggio.
Voglio che chi mi segue trovi la stessa persona che incontra nella vita reale. Sono una mamma, una donna, una lavoratrice, una fotomodella quando c’è un progetto che mi entusiasma. Voglio essere autentica, con tutte le mie sfaccettature. Credo che oggi la credibilità sia molto più importante della perfezione.
Se dovessi riassumere il tuo percorso con una sola frase, quale sarebbe?
Che non è mai troppo tardi per tornare a credere in sé stessi. Ogni donna attraversa periodi in cui mette da parte una parte di sé per dedicarsi agli altri. Io l’ho fatto con amore. Ma poi ho capito che ritrovare la mia femminilità non significava togliere qualcosa ai miei figli. Significava restituire qualcosa anche a me stessa.
Manuele Pereira
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