Comincia a sgretolarsi presto la mitologia modernista delle masse, della cultura di massa, della partecipazione di massa, dei riti collettivi, in relazione alla costruzione della psicologia dei soggetti, eseguita ed elaborata più che altro su livelli di solitudine alienante – poi si sta insieme, poi c’è la collettività, ma intanto l’uomo si costruisce nella solitudine della sua luce propria.
È questo che ha colto subito Hopper. Che va al di là della nascente cultura di massa tra otto-e-novecento: noi siamo terribilmente soli; avvolti in un umanesimo atomistico come monadi irrelate. E capirlo subito è sintomatico di genio. Noi siamo soli. E bisognava capirlo subito – da 1984, del 48 (Orwelll), ad another brick in the wall, del 79 (Pink Floyd). Fino alle radicalizzazioni dei socials contemporanei.
Quindi anche le teorie e gli studi sulla solitudine del contemporaneo e sull’alienazione hanno radici profonde in epoca modernista. Cosa che ci costringerebbe a farlo prima o poi un discorso sulle origini moderniste dell’alienazione contemporanea, costringendoci a ripensare, come osservato più volte, il modernismo nel suo insieme.
Ma torniamo a Hopper. In mostra a Pisa, Palazzo Blu, fino Al 7 marzo 2027, si parte a ottobre, il prossimo 14 ottobre, non c’è Nighthawks, i sonnambuli, che fa sempre venire in mente Nightwatch di Rubens, l’olandese, 1642, aggiornando il lessico del mentalismo e della paranoia a venire – e questo lo lasciamo a Watzlawick austriaco come Freud e Wittgenstein, moderno, e alla sua Pragmatica Della Comunicazione Umana (neomodernismo). Chiaramente, non ci sarà pure Munch, l’Urlo, l’inarrivabile, che guarda alla copertina del primo disco dei King Crimson, o ai primi Pink Floyd, Syd Barrett, quelle storie lì, insomma, ma ci mettiamo anche Julia Dream, prima di Gilmour coi Floyd, encomiabile B-side del 1968 – ma questo è un altro discorso.
Nighthawks tra l’altro ha ispirato alcune ambientazioni di Profondo Rosso, un Dylan Dog, Memorie Dall’Invisibile, Dylan Dog 19, in cui Casertano lo riproduce interamente a pag 35, Aprile 1988 – Dylan Dog festeggia il 40mo quest’anno (a settembre esce il numero celebrativo con disegni di Furnò in blind bag e in quattro copertine diverse, il n.481, testi di Barbara Baraldi); come i Pixies, recentemente a Milano (Tom Morello, RATM, ha preso moltissimo dalla chitarra di Joey Santiago dei Pixies, e Lovering, sempre dei Pixies, il batterista, fa anche il mago in TV), la band di Boston.
Dylan Dog poi uscirà con una storia inedita in due parti sulla rivista La Fine Del Mondo a luglio e agosto. E c’è anche un Nathan Never di Agenzia Alfa con altri quadri di Hopper, che verosimilmente saranno in mostra a Pisa, e un’ambientazione di Frank Miller per Batman Anno Uno disegnata da David Mazzucchelli, sempre tratta da Nighthawks – e poi c’è Hitchcock che compone molti scenari a partire dai quadri di Hopper.
Hopper, quindi, dalla sua, trova un compendio sull’alienazione e la solitudine e la paranoia, se vogliamo, la suspance, in diversi altri media e in una mostra appena conclusasi a Roma, La Paranoia Come Metodo, di Pol Teburet a Villa Medici, e in un Festival sulla salute mentale organizzato dal 2023, il Paranoia Festival.
Il Realismo Americano di Hopper quindi, accende i primi flash su quello che sarà poi un problema sociale contemporaneo, dalla portata devastante che confluirà anche fino ad American Psycho.
Fondamentali le luci in questo senso. I flashes congelanti per un frame, per un incantesimo congelato per sempre, come testimoniano le 150 opere in mostra con al centro la routine famigliare, NYC e il New England, senza traffico, senza la folla, senza le masse; silenziose, alienate, sole, verso un unico destino: il compimento della propria parabola personale.
La mostra è a Palazzo Blu, Pisa, dal 14 ottobre 2026 al 7 marzo 2027. È un occasione per visualizzare un dettaglio modernista nel suo essere germe di intere generazioni future e contemporanee completamente lacerate nella solitudine alienante dell’uomo comune. Anche se tutto è vissuto in placida e tranquilla serenità come nel finale de Il Posto Delle Fragile di Bergman tra immagini mentali di sogno e ricordo che determinano l’interezza soggettiva dell’alienazione – finisce un po’ come la parafrasi di Understanding Media di Marshall McLuhan, THE MEDIUM IS THE MASSAGE, dello stesso autore, con grafiche di Quentin Fiore: le immagini mentali, la rappresentazione grafica della paranoia, quasi metafisica nella marmorea solitudine delle sue costruzioni, del soggetto alienato, la visione di una serenità lontana, che è poi l’archetipo di rosebud di Orson Welles (Are You Hang Up?, Frank Zappa, 1968, ma anche Playground Psychotics, sempre Frank Zappa,1992).
In foto, prima vignetta in alto, riproduzione del quadro di Edward Hopper, The Nighthawks, ad opera di Giampiero Casertano. Si ringrazia Sergio Bonelli Editore.
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