L’Arlecchino sulfureo di Zoppello-Sangati

Data:

Venezia, Teatro Goldoni, fino al 9 ottobre 2016

Per tutta l’estate torna al Teatro Goldoni, dove debuttò lo scorso autunno, Arlecchino il servitore di due padroni. Ricordava Luigi Ferrante come Arlecchino – nel testo Truffaldino, la maschera dai mille nomi – venisse spogliato di quei diabolici connotati d’antica origine per rivestirlo di qualità civiche illuministiche. Non più quindi un greve dedito a placare il basso ventre, ma un uomo contrario agli intrighi in cui cade, favorendo a sua insaputa il dipanarsi della trama. L’adattamento di Giorgio Sangati rimane però ancorato a una visione tradizionale che mette in luce l’energia vitale del personaggio, artefice di un vortichio sovente troppo frenetico in cui naufragano Florindo e Beatrice, qui trattati più da macchiette grottesche che da veri innamorati. Merito di Sangati è aver scelto per protagonista il rosso Marco Zoppello che, rifacendosi agli harlequins medievali, gli conferisce una carica erotica non indifferente. Il giovane attore corre, salta, cade, mima, le prende e canzona con estrema agilità, rendendosi interprete pirotecnico, complice uno studio attento sull’Arlecchino, la capigliatura fulva e una maliziosità mai volgare. Il costume, disegnato come gli altri da Stefano Nicolao, recupera l’indefinitezza natale e fascia Zoppello dentro cenci colorati di tela dalle forme imprecise, non quindi nella versione a losanghe ordinate e berretta. Belle oltre misura le maschere del compianto Donato Sartori, maestro d’una tradizione sempre più in pericolo di estinzione.

All’insegna della semplicità le scene di Alberto Nonnato, tavolati lignei e tre bauli impiegati come porte da cui sortiscono gli attori. Le luci di Paolo Pollo Rodighiero esaltano tramite monocromi i momenti salienti dell’azione. A sottolineare la fame, la miseria del servo, ma in senso lato anche quella dei comici dell’arte, ci pensa l’ottima ricerca musicale compiuta da Veronica Canale che spazia dalla rielaborazione delle antiche Vilote antifonarie veneziane a Malarazza, dalla Cumparsita a Bondì cara Venezia. Tutti gli attori cantano, accompagnati alla fisarmonica da Olimpia Greco che manca però della verve di Canale, sul palco fino a febbraio scorso, con cui la compagnia aveva dimostrato un proficuo affiatamento.

Pertinente l’idea di Brighella e Pantalone en travesti, rispettivamente Anna De Franceschi, dal timbro squillante e dal balbettio esilarante, e Eleonora Fuser, veterana del settore che col suo perfetto venexian dà corpo al burbero di buon cuore. Clarice davvero spiritosa quella di Marta Meneghetti, mentre il Lombardi di Michele Mori è un omaggio alla Toscana ove nacque Il servitore. Funzionali due cambi nella compagnia: Sara Allevi riporta a toni meno agitati la cameriera Smeraldina, mentre Pierdomenico Simone convince in un Silvio più innamorato che cicisbeo. Come scrivo sopra, Stefano Rota e Laura Serena risentono delle scelte registiche, a parer mio per loro poco felici.

Le quattro recite settimanali (martedì, giovedì, venerdì e domenica) parcellizzano il pubblico, scarso alla pomeridiana del 21 agosto, ma la compagnia merita davvero un applauso nel sostenere ritmi così serrati senza perdere in qualità. Inevitabile chiedersi quanto patrimonio della lingua veneziana si perda nei soprattitoli in inglese e francese approntati per i turisti.

Luca Benvenuti

Arlecchino, il servitore di due padroni
Tratto da Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni
Personaggi e interpreti:
Pantalone de’ Bisognosi: Eleonora Fuser
Clarice: Marta Meneghetti
Il dottore Lombardi: Michele Mori
Silvio: Pierdomenico Simone
Beatrice, torinese, in abito da uomo, sotto nome di Federigo Rasponi: Laura Serena
Florindo Aretusi, torinese: Stefano Rota
Brighella, locandiere: Anna De Franceschi
Smeraldina: Sara Allevi
Arlecchino, facchino: Marco Zoppello
Fisarmonica: Olimpia Greco
Regia e adattamento: Giorgio Sangati
Scenografia: Alberto Nonnato
Costumi: Stefano Nicolao
Maschere: Donato Sartori – Centro Maschere e Strutture Gestuali
Luci: Paolo Pollo Rodighiero

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