Madness Factory, un insieme di forze unite nel progetto di Paracelso

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Madness Factory è un collettivo di artisti, registi, direttori della fotografia e designers situato a Torino, Italia.
I vari membri provengono da background artistici differenti, che permettono di apportare una gamma di soluzioni uniche a ogni progetto.
Il collettivo si dedica allo sviluppo di contenuti di alta qualità, focalizzando il suo principale interesse nella creazione di cortometraggi e lungometraggi, videoclip musicali, documentari, title design, fumetti e spot pubblicitari. Credono fortemente nelle idee originali, nell’innovazione, nella collaborazione artistica e nella passione per ogni progetto.

Ciao ragazzi. Avete voglia di riassumerci in breve i recenti sviluppi dell’opera crossmediale Paracelso?

Mattia Cavaliere e Andrea Stella: Ciao a tutti e grazie per la disponibilità!
Paracelso ha subito un cambio di direzione negli ultimi mesi, principalmente per il fatto che non è semplicissimo portare avanti in modo lineare progetti indipendenti di questo tipo. Oltretutto, non c’è solo la parte video da dover sviluppare in maniera soddisfacente, ma anche quella a fumetti! Dopo vari scambi di idee, opinioni (e divinazioni sul futuro) abbiamo infine deciso di puntare sul crowdfunding, così da portare avanti la visione originale con cui è stato concepito il progetto, senza paletti o piccoli grandi compromessi da seguire a tutti i costi. La campagna partirà su Eppela verso i primi mesi del 2019 (probabilmente marzo) e ci stiamo organizzando al meglio per provare a realizzare il progetto nel modo migliore possibile, grazie anche al supporto di vari artisti (tra cui Alberto Masoni, che siamo felicissimi sia entrato in squadra) e/o siti che hanno deciso di darci una mano per dare visibilità al tutto, come Lo Spazio Bianco. Recentemente, comunque, abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Facebook il primo ritratto dedicato alla fazione degli alchimisti di nuova generazione. Se non l’avete visto, venite a trovarci!

Ciao Alberto e grazie per la disponibilità. Sei di recente entrato nel progetto Paracelso in veste di musicista e compositore. Hai voglia di farci un riassunto della tua carriera?

Alberto Masoni: Ciao e grazie a voi!
Nasco come chitarrista e da giovanissimo suonavo nei garage con gli amici; in quegli anni mi sono divertito davvero moltissimo.
Ho sempre scritto musica mia e dopo l’esperienza di studio a Los Angeles ho iniziato a raccogliere tutte le mie idee musicali e ho iniziato a propormi dal vivo in diversi locali sparsi per l’Italia, suonando la mia musica ma anche qualche brano famoso tratto da numerosi film.
Quello è stato un periodo molto frenetico ma la cosa importante per me era suonare, suonare e ancora suonare.
Dopo quell’esperienza ho collaborato per diversi anni con la”Pavlova International Ballet School”; insieme abbiamo messo in scena nei teatri molti spettacoli tra cui una “Dance Opera”.
Ricordo anche i tre capodanni fatti in Piazza Vecchia, lo spettacolo dedicato a Michael Jackson, quello dedicato a Chopin e tanti altri!
Poi sono arrivati i primi film, a cominciare da “The Exile”di produzione Americana e “IrecU”di Federico Sfascia (che considero un film davvero bellissimo e unico nel suo genere). Da lì poi non mi sono più fermato.
Ho lavorato in seguito con una produzione di Torino per diversi progetti cinematografici tra cui “Io e Ascanio”, “La stanza del sorriso” e “Gioia – l’angelo del ghiaccio” progetto patrocinato dal Coni e dalla Federazione Italiana Pattinaggio sul Ghiaccio.
La cosa bella delle colonne sonore è che ti danno la possibilità di poter esprimere la creatività senza limitazioni e di poter fondere sonorità e strumenti diversi creando atmosfere a volte suggestive, a volte paurose, a volte romantiche.
Da più di un anno, oltre a continuare a scrivere colonne sonore, sono anche in tour con lo spettacolo “Psychiatric Alcatraz”, un mix di teatro, discipline acrobatiche e musica.

Mattia e Andrea, insieme curate la regia di questo nuovo progetto. Avete voluto dare un taglio particolare alle vostre inquadrature?

M.C. e A.S.: Sì. Nel prologo Alba Alchemica abbiamo deciso di sperimentare un po’ anche per comprendere al meglio cosa poteva funzionare e cosa no. In seguito ci siamo impegnati per sviluppare un vero e proprio stile di regia in grado di valorizzare al meglio i personaggi in gioco. Le tre fazioni sul campo di battaglia, ovvero la Chiesa con il suo K1, i seguaci di Paracelso e gli alchimisti di nuova generazione (tutte in lotta tra loro), saranno legate a inquadrature e movimenti di macchina specifici, così da supportare al meglio la vera natura dei personaggi.
Per fare un esempio, gli alchimisti di nuova generazione, che sono tutti molto giovani e impulsivi (seppur dal potere smisurato), saranno supportati principalmente da movimenti di macchina a spalla per rimarcare l’idea della loro instabilità fisica e caratteriale, anche se ovviamente in determinate circostanze potrà esserci qualche eccezione.

Andrea, oltre alla regia insieme a Mattia, hai anche curato la sceneggiatura del corto Alba Alchemica e dei nuovi ritratti legati alla varie fazioni in campo (di cui il primo da poco online). Cosa deve aspettarsi il pubblico dalla storia?

A.S.: La storia, anzi no, l’intero progetto è nato con un’unica linea guida: è possibile fare qualcosa di diverso dal solito in Italia?
Subito dopo è venuto tutto il resto. Se riusciremo a portare a termine la campagna crowdfunding e a realizzare il cortometraggio autoconclusivo (più fumetto annesso), il pubblico potrà trovarsi davanti a una storia (bella o brutta ovviamente non sta a me dirlo) piena di intrighi, sotterfugi ma anche azione. Una componente fondamentale del progetto infatti è anche il lato action, che in Italia secondo me non è valorizzato abbastanza. Il progetto è nato per provare, possibilmente, a valorizzare un minimo il nostro cinema di genere, dato che storie ad ambientazione urban fantasy sono ancora oggi, purtroppo, abbastanza rare da vedere in Italia.

Quali personaggi hai creato e come li hai tratteggiati? C’è qualche tema ricorrente che hai voluto inserire all’interno dell’opera?

A.S.: Per come la vedo io, se hai dei buoni personaggi, allora puoi provare a costruirci sopra una buona storia. Mi sono sforzato di donare a tutti i personaggi una personalità sfaccettata, cercando il più possibile di allontanarmi dall’etichettare un protagonista come buono o cattivo. Per quanto possa sembrare una cosa scontata, in realtà non lo è. Spero vivamente che il pubblico posso apprezzare la caratterizzazione che ho voluto dare ai vari protagonisti delle vicende, a cominciare da quelli che compaiono nei ritratti.
Per quanto riguarda il tema ricorrente, direi sicuramente il conflitto generazionale. A mio avviso ci sono pochissime opere che trattano il mondo giovanile senza stereotipi o buonismi di sorta. In Paracelso ho voluto inserire il conflitto generazionale al centro di tutto così da provare a mettere sotto i riflettori anche la realtà che ci circonda attualmente, in cui i giovani (almeno secondo me) sono stati lasciati un po’ alla deriva sia dal punto di vista sociale ma anche morale e culturale. Piacerà? Non piacerà? Vedremo!

È stato difficile lavorare alla parte a fumetti? Da questo lato ci sono delle novità in cantiere?

A.S.: Oscar Celestini, il disegnatore della parte a fumetti, è un grande professionista e mi sono trovato molto bene a lavorare con lui (seppur per breve tempo). Abbiamo anche creato un proposal di Paracelso legato a una storia autoconclusiva. Oltre ad alcuni feedback standard da parte delle case editrici, abbiamo ricevuto anche qualche bel complimento anche se per ora non c’è ancora nulla di concreto.
Oscar comunque si occuperà della parte a fumetti in vista della campagna crowdfunding, quindi speriamo davvero di riuscire a raggiungere il traguardo!

Mattia, hai voglia di parlarci del look visivo che hai voluto dare ai nuovi corti? Cosa puoi dirci riguardo la fotografia?

M.C.: Come detto prima, ogni personaggio sarà caratterizzato da inquadrature e movimenti di macchina inerenti al tipo di situazione in cui si trova e alle sue emozioni.
La contrapposizione tra colori “caldi” e “freddi” delle scene non sarà però inerente all’allineamento dei personaggi; non vedremo mai gli alchimisti avvolti solo da colori caldi e gli agenti del K1 solo da colori freddi, proprio perché nel mondo di Paracelso non esistono buoni o cattivi.
Un altro particolare su cui ho voluto concentrarmi è l’uso del colore blu, una scelta effettuata per donare allo spettatore un senso di magia e mistero, specialmente durante le apparizioni di Paracelso, a supporto della maestosa sapienza di questo leggendario personaggio.
Ho cercato poi di concentrarmi anche sul gioco dato dalle luci “moderne” e “antiche”; in Alba Alchemica si intravede una lampada a olio mentre nel primo ritratto un tubo LED, ma in vista del corto autoconclusivo tutti gli strumenti di illuminazione (sia vecchi che nuovi) si amalgameranno in un mix unico in modo da impattare notevolmente anche sulla scenografia, così da rafforzare anche la natura urban fantasy del progetto.
Comunque mi fermo qui! Il resto dovrete scoprirlo da soli!

Le tue conoscenze tecniche in vari campi ti hanno aiutato nel realizzare i nuovi ritratti? Da un punto di vista registico sei soddisfatto dei risultati ottenuti?

M.C.: C’è ancora tanto su cui lavorare e tanto da imparare e in questo settore non si smette mai di fare né l’una né l’altra cosa. Per i risultati ottenuti, nonostante la difficoltà di produrre un progetto complesso con pochi mezzi, sono abbastanza soddisfatto di quello che abbiamo fatto fino a ora! Ma non è mai abbastanza! Ahah!

Hai cercato di utilizzare una palette di colori specifica?

Per quanto riguarda i ritratti sì, ho volutamente scelto tonalità specifiche durante i singoli corti. Inoltre, il mondo di Paracelso è un mondo urban fantasy, caratterizzato dalla miscela di antico e moderno in cui alchimisti millenari vivono in città moderne e piene di colori. Questo ovviamente influisce molto dal punto di vista del look visivo.

Alberto, Hai dei generi di riferimento dal punto di vista musicale? C’è qualche artista che apprezzi particolarmente?

A.M.: I miei generi di riferimento sono principalmente la musica classica, le colonne sonore, il rock/metal (il primo amore non si scorda mai) e l’elettronica.
Mi piace molto fondere questi generi cercando di non dimenticare il lato melodico che per me è fondamentale.
Tra gli artisti che apprezzo e che amo particolarmente ci sono John Williams, Ennio Morricone, Angelo Badalamenti, Keith Emerson, Danny Elfman, Prince,Goblin, Junkie Xl, Steve Vai, David Bowie e tantissimi altri! Amo anche numerosi compositori classici tra cui Mozart, Paganini, Vivaldi, Rachmaninov, Beethoven, Chopin, Bach, senza ovviamente dimenticare anche le mitiche canzoni dei cartoni animati anni ’80!

Come sei stato coinvolto all’interno di Paracelso? Hai usato qualche strumento in particolare per la creazione delle musiche?

A.M.: Sono stato coinvolto in modo molto lineare. Andrea e Mattia hanno ascoltato alcune mie composizioni, gli sono piaciute e hanno deciso di contattarmi. Paracelso secondo me è un progetto molto ambizioso ma anche molto bello e sono felice di poterne fare parte.
Per la creazione delle musiche ho usato parecchi suoni presi dai sintetizzatori vintage che ho nel mio studio, tra cui il mitico Moog (in grado di produrre un suono veramente unico e inimitabile, lo amo alla follia).
Si possono creare comunque un’infinità di suoni con i sintetizzatori; ho usato anche il Clavia Nord Lead 2 (ha dei suoni potentissimi che ti arrivano dritti allo stomaco) e il Korg per i tappeti sonori, il tutto inserito e mixato con gli arrangiamenti orchestrali, le chitarre, i pianoforti ecc… .
Ho poi acquistato da pochi mesi a un mercatino (a volte non serve spendere tanto per avere ottimi risultati) due strumenti particolari che hanno un sound molto specifico: la Kalimba e il Balafon, con i quali mi sono divertito a sperimentare.
Per alcuni effetti di sound design invece ho utilizzato coltelli e archetti (per strumenti classici) fatti scorrere su bicchieri/piatti o sulle corde di violino; il risultato l’ho poi elaborato con effetti vari.
Il bello di scrivere colonne sonore, alla fine, è anche il poter esprimere al massimo la propria creatività con moltissimi strumenti diversi.

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